Pokemon: fra bufale e leggende

pokemon.go-trucchi.600Ormai non si parla d’altro. Nel bene e nel male. Fra bufale leggende metropolitane, verità assolute e deliri collettivi pare che non esista altro che Pokemon Go.
Alla faccia di tensioni internazionali, terrorismo, golpe veri e farlocchi, etc. L’oppio dei popoli è servito.

Noi abbiamo deciso di indagare sul fenomeno senza esaltare ne demonizzare. Del resto è questo il lavoro del giornalista, anche se spesso ce ne dimentichiamo.
Se un’applicazione in una settimana (in Italia così come successo in altre parti del mondo) fa delirare la collettività, le azioni della casa madre sbancano le borse mondiali e tutti corrono alla ricerca del marketing specifico qualche ragione ci sarà.

E allora abbiamo cercato di capire e per farlo oltre ad osservare abbiamo parlato con due giocatori, ma non qualsiasi.
Samuele è un 37enne padre di un bimbo piccolo che lavora nel marketing e che ha, ben oltre prima che il fenomeno esplodesse, scaricato l’applicazione dallo store australiano del suo smartphone.
Un esperto dunque. Sia del gioco che dei fenomeni di massa.

Allora ho capito alcune cosette… L’azienda che insieme alla Nintendo ha in mani le redini del gioco è Niantic, interna a Google, che già ci aveva provato con Ingress, un simulatore di realtà aumentata basata sulla guerra (come se ne sentissimo il bisogno) che non ha avuto il successo sperato ma che però ha di fatto agito da apripista a Pokemon Go.
In entrambi i casi si utilizza tecniche geo spaziali di indicizzazione e filtraggio in tempo reale di oltre 200 milioni di azioni da gioco al giorno gestendo di fatto le persone che interagiscono con oggetti virtuali nel mondo reale.
E i dati di questi utenti sono un potenziale enorme, nel bene e nel male…
Certo passare dal controllo su 7 milioni di giocatori tirati su in tre anni da un giochetto come Ingress agli oltre 23 milioni in pochi giorni di un gioco già popolare negli anni Novanta come Pokemon il salto è grande!

L’osservatorio privilegiato di Samuele ha sfatato anche un paio di miti.
Primo che non è necessario fermare l’auto in mezzo alla strada o scendere pericolosamente dai marciapiedi per “catturare” i mostriciattoli perché il geolocalizzatore cattura in un raggio di cerchio ampio anche 50/100 metri e secondo perché non vi ruba nessuno quel Pokemon che è solo vostro.
Non solo. Sfatiamo anche il tentativo di dare un tocco culturale al gioco. Solo balle pensare che inserire bonus all’interno di luogo d’interesse culturale possa spingere il giocatore a voler conoscere e approfondire. Al giocatore infogato non frega niente di monumenti, chiese, palazzi, etc…
Il risvolto interessante però c’è. Per dare una ventata di socialità si vocifera che l’applicazione sia nata con lo scopo di insegnare agli obesi di oltreoceano uno stile di vita diverso spingendoli ad uscire nella realtà, pur continuando a giocare, e abbandonare finalmente l’abitudine di affondare l’adipe davanti allo schermo per ore ed ore.
In Pokemon Go infatti, per ottenere bonus e gareggiare nelle “palestre” con altri giocatori serve muoversi realmente, anche per svariati chilometri.

Ecco allora che, come dice Elisa, quarantenne ed insegnante di educazione fisica il risvolto utile c’é.
Per capire gli adolescenti è necessario conoscere il loro mondo e sapere interagire con loro parlando lo stesso linguaggio  – racconta convinta – e allora ben venga un giochino se questo può servire.
Elisa mi racconta che dovere di un insegnante è ottenere vantaggi a livelli educativi e didattici da certi strumenti e per farmi capire fa l’esempio di un possibile esperimento applicativo di orieentering ed app per far alzare dal divano chi non lo fa mai e unire così lo sport alla passione del momento spingendo i ragazzi ad un analisi costruttiva del fenomeno che gli aiuti a non bere qualsiasi cosa ma a sviluppare la capacità di analizzare con spirito critico ciò che viene loro imposto dal mercato.

Altre fandonie utili da sapere sono che i mega raduni tipo quello della scorsa settimana a Central Park di New York sono solo straordinarie operazioni di guerrilla marketing mentre totali fandonie sono gli inviti che già vengono inoltrati da hotel, ristoranti etc che cercano di catturare clienti con il pretesto di invitarli ad una visita perché da lori di mostriciattoli ce ne sono tanti.

Concludendo. Se il boom prosegue assisteremo ad un incremento di bufale e azioni di marketing più o meno riuscite cattura allocchi insieme ad un incremento della popolazione fisicamente attiva se il fenomeno invece si sgonfia presto possiamo archiviare la pratica nel fascicolo delle meteore del ventunesimo secolo. Unica certezza è che milioni di persone nel mondo hanno ceduto i loro dati sensibili e che gli idioti che catturano pericolosamente ci sono e ci saranno sempre così come gli altrettanti idioti che chattano e vanno sui social per strada dimenticando che una distrazione di soli 6 secondi guidando l’auto a 50 km all’ora corrisponde a percorrere bendati cento metri di strada!

[author] [author_image timthumb=’on’]http://www.firenzewow.it/wp-content/uploads/2016/08/Nadia.jpg[/author_image] [author_info]Nadia Fondelli[/author_info] [/author]

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