A tu per tu con la Rimbamband: attenzione, ciclone Manicomic in arrivo a Firenze!

Il 6 dicembre al Teatro di Rifredi di Firenze arriva la Rimbamband con il nuovo spettacolo, Manicomic, per la regia di Gioele Dix. Quattro show in tutto fino all’8 dicembre: un poker che, memore dei precedenti appuntamenti con il gruppo pugliese, mi precipiterò a vedere subito al debutto cittadino. Intanto, però, per non essere colto alla sprovvista (sarà mai possibile?) dopo l’esperienza di un paio di anni fa in cui, complice la mia menzione del sarchiapone di Walter Chiari, mi sono ritrovato sul palco insieme a loro, ho provato a interrogare Raffaello Tullo, che della Rimbamband è voce e percussioni, nonché autore dello spettacolo.

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Manicomic: che cosa dobbiamo aspettarci da questo titolo?

“È la storia di un medico che si ritrova a curare quattro pazienti con patologie psichiatriche disparate e fantasiose. Uno ha un disturbo della personalità multipla ed è convinto di essere Al Bano oppure Adriano Celentano o Renato Zero; insomma, è sopraffatto da personalità non sue. Un altro è dipendente dall’alcool: sognava di fare la ballerina, non c’è riuscito e la delusione lo ha condotto nel tunnel del bere. Un altro ancora è bipolare, con cambi repentini di umore: a volte bambino innocuo e inoffensivo, a volte serial killer. L’ultimo ha subìto una delusione d’amore ed è afflitto da neomelodite: ogni tanto gli parte all’improvviso! Il medico cerca di barcamenarsi fra questi quattro matti che devono guarire. Ovviamente capitano vari incidenti in questo percorso umorale che, attraverso la follia dei pazienti, guida al colpissimo di scena finale”.

Un tempo andava di moda cercare il messaggio di un film o di una canzone: qual è quello di Manicomic?

“Che la normalità non esiste. Siamo tutti un po’ pazzi e, nella nostra follia, c’è la nostra unicità e forza. Non possono esserci arte, creatività e poesia senza un pizzico di follia. Nessuno è pazzo e nessuno è normale: i confini non esistono. È un ‘elogio della follia’ in chiave Rimbamband, attuato anche grazie alla presenza di un maxischermo, il monitor pazzo del medico che fa risonanze, poi diventa un oggetto di gioco, il sesto elemento in scena, con cui giochiamo in maniera creativa e per rimandi spaziotemporali”.

Rispetto ai precedenti spettacoli, Manicomic ha richiesto un maggiore sforzo attoriale?

“Sì. Noi suoniamo come sempre: siamo musicisti che si prestano all’arte dell’intrattenimento, ma abbiamo lavorato tanto su pause e intenzioni, abbiamo aggiunto o rafforzato ingredienti. Un bel lavoro sul versante dell’interpretazione. Siamo in giro da dicembre scorso: c’è stato bisogno di rodare lo spettacolo, tagliare, aggiungere. Ora siamo maturi per Rifredi: non vediamo l’ora!”

rimbamband prove con Paolo Nani

Com’è nato e com’è stato il vostro rapporto con Gioele Dix?

“Gioele assisté qualche anno fa a Milano a Note da Oscar e si divertì. Venne dietro le quinte, ci fece i complimenti e ci dette dei consigli per migliorare. Ebbi un’ottima impressione, aveva lo sguardo luccicante! Poi, a distanza di qualche anno, avevamo necessità di intercettare un regista e fu naturale pensare a lui, proprio per l’immediata empatia del primo incontro. L’abbiamo chiamato, ci siamo confrontati, ci siamo visti un sacco di volte a Milano, ma il primo incontro è stato ad aprile del 2018 proprio a Firenze, in un bar. Poi lavorarci non è stato facile: è molto rigoroso dal punto di vista attoriale. All’inizio ho sofferto: ero abituato a maggiore libertà in scena. I primi tempi è stata dura, ma dopo ci siamo amati! In Puglia, in un teatro da settecento posti, abbiamo fatto tredici repliche! Diciamo che ci siamo abbracciati per il bene comune. È stata una bella occasione di crescita e un bello spettacolo. Con Dix è nato poi un rapporto che prescinde dal lavoro, ci sentiamo per tante cose anche extra teatro. La sua è un’umanità pregiatissima”.

Infine una domanda sulla Rimbamband, composta da Raffaello Tullo (voce, percussioni), Renato Ciardo (batteria), Nicolò Pantaleo (sax), Vittorio Bruno (contrabbasso) e Francesco Pagliarulo (pianoforte): come funziona? Come fate ad avere tutti una vita artistica autonoma e a ritrovarvi poi sul palco con tanta intesa? Come riuscite a essere musicisti, cantanti, ballerini, attori, comici, tutte queste cose insieme?

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“È un fatto più mentale che tecnico: quando vuoi essere sempre un po’ meglio del ‘te’ precedente, alzi l’asticella. A volte cadi, magari ti fai male, ai primi successi sei felice: bisogna alzare l’asticella e crederci. Per la gestione individuale, basta darsi delle regole: ognuno di noi fa quello che vuole – siamo spiriti ruspanti e liberi -, ma quando mamma Rimbamband chiama, dobbiamo rispondere. Negli anni siamo riusciti a creare un’energia nostra, anche interna, che ci fa vivere le cose con entusiasmo. Abbiamo compiuto tredici anni di vita e abbiamo tanti sogni da realizzare. Bisogna inventarsi: ogni anno mettiamo sul fuoco la nostra carne e speriamo che venga sempre meglio e sia sempre un po’ più saporita, anche al di fuori dei confini, per esempio in Danimarca! Abbiamo un progetto televisivo tutto nostro, faremo un lunghissimo tour e fra un anno e mezzo sarà pronto il prossimo spettacolo italiano. Sono i progetti che tengono insieme le persone, sia nel lavoro, sia in privato”.

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