Al Teatro della Pergola torna Arlecchino e noi torniamo al cinema e poi a teatro!

Dal 21 al 26 gennaio, alla Pergola di Firenze, arriva una nuova versione dell’Arlecchino servitore di due padroni di Carlo Goldoni a firma di Valerio Binasco, con un cast guidato da Natalino Balasso.

L’appuntamento si preannuncia diverso e interessante per il punto di vista più cinematografico che da commedia dell’arte con il quale l’ha pensato e diretto l’attore e regista piemontese.

Sull’onda di questa avvincente suggestione da grande schermo, abbiamo provato a partire per un breve e sicuramente non esaustivo viaggio tra gli Arlecchini del cinema, senza trascurare la televisione.

Le curiosità non mancano. Eccole in ordine più o meno cronologico.

Con il primo reperto in cui ci imbattiamo siamo già nel mito. Il film è niente meno che Luci della ribalta (Limelight), diretto da Charlie Chaplin nel 1952, e Arlecchino, che qui si chiama ovviamente – all’inglese – Harlequin, ha il volto e il fisico del ballerino moscovita Andre Eglevsky.

Sempre del 1952 è il cortometraggio per la tv dell’angloitaliano George R. Foa, intitolato Harlequin in Venice e interpretato da Alan Reid.

Harlequin è poi uno dei mannequin del film Horror Puppet (Tourist Trap), di David Schmoeller, con Chuck Connors, uscito nel 1979 negli Stati Uniti, con la colonna sonora del nostro Pino Donaggio. Nel cast anche Tanya Roberts, la Julie Rogers delle storiche Charlie’s Angels.

Dall’Australia arriva nel 1980 il thriller Harlequin, di Simon Wincer, versione moderna della storia di Rasputin, con un parco attori di tutto rispetto: Robert Powell, Carmen Duncan, David Hemmings e Broderick Crawford.

Del 1983, poi, è il cortometraggio di un maestro quale Giuliano Montaldo, con Ferruccio Soleri, Arlecchino, un film importantissimo che ha beneficiato di un giusto restauro, presentato al Festival di Venezia nel 2014.

C’è anche un lungometraggio russo, anzi sovietico, in questa filmografia: il drama-crime Menya zovut Arlekino (Mi chiamo Arlecchino), del 1988, diretto da Valeri Rybarev e interpretato da Oleg Fomin, nel ruolo di Andrei Arlekino (alias Harlequin).

La fama e l’icona di Arlecchino ispirano in qualche modo pure un documentario israeliano del 2001 (Arlecchino: Behind the Masks, di David Noy), in cui si affronta il tema dell’identità attraverso le maschere e tre personaggi: un giornalista israeliano, un attore arabo e uno scultore che per sei mesi si fingono rispettivamente palestinese, israeliano e chirurgo plastico.

Il 2006 riporta alla nostra mente un’incredibile avventura tra palco, Atlantico e teatro. Di ritorno dalla tournée americana, scene, costumi e attrezzeria dell’Arlecchino servitore di due padroni del Piccolo di Milano viaggiano chiusi in un container blu chiaro sulla CP Valor: il 9 dicembre del 2005 la nave si incaglia nella Praia do Norte, Baia di Ribeira de Cabras, isola do Faial, la più occidentale delle Azzorre, e, nei giorni a seguire, l’intero carico si disperde in mare. Sarà recuperato qualcosa sulla spiaggia della città di Horta grazie ad alcuni attori locali: fra i ritrovamenti anche la maschera di Arlecchino! Ne sorge un dialogo fra il teatro milanese e la piccola compagnia lusitana. Soprattutto, dal nostro punto di vista, nel 2006, ne nasce un film, L’Isola di Arlecchino (A ilha de Arlequin), prodotto dal teatro de Giz di Faial (Azzorre/Portogallo) e dalla Radio Televisione Portoghese (RTP-Azzorre), con la regia di Josè Medeiros. La pellicola sarà presentata a Milano nel 2007 e uscirà in patria nel 2012.

Nel 2010, è la volta di un altro cortometraggio. Arriva dagli Stati Uniti e si intitola The Harlequin’s Hideaway, ovvero Il nascondiglio di Arlecchino. Di genere fantasy, è scritto e diretto da Kevin M. Johnson.

Del 2014 è il delicato lungometraggio Io, Arlecchino, di Matteo Bini e Giorgio Pasotti, storia di Paolo (Giorgio Pasotti), conduttore televisivo, che torna fra i suoi monti bergamaschi per la malattia del padre Giovanni (Roberto Herlitzka), attore teatrale, il quale sta molto male, ma ha dentro di sé un desiderio fortissimo di tornare in scena con il personaggio che sente più suo, naturalmente Arlecchino…

Un altro cortometraggio è Harlequin, diretto nel 2016 dall’inglese Jakob Lewis Barnes, che indirizza nuovamente la maschera di Arlecchino verso tensioni drammatiche e horror.

Ritroviamo Arlecchino anche nei fumetti e, quindi, nel cinema. Pensiamo a Harley Quinn, nemica di Batman e spalla di Joker. Il suo costume è ispirato ovviamente a quello di Arlecchino.

Recentemente Harley Quinn ha avuto il volto della bellissima Margot Robbie nel film Suicide Squad (David Ayer, 2016) e nell’imminente (febbraio 2020) Birds of Prey e la fantasmagorica rinascita di Harley Quinn, di Cathy Yan. Rimanendo nel mondo dei disegni, in àmbito manga e anime, segnaliamo che il vero nome di King, personaggio di The Seven Deadly Sins – Nanatsu no Taizai, è proprio… Harlequin!

Ci sono poi alcuni tv movie, fra i quali citiamo: Arlecchino, andato in onda negli Stati Uniti il 12 febbraio del 1939, su libretto di Ferruccio Busoni, protagonista Robert Helpmann; l’Arlecchino servitore di due padroni diretto nel 1955 da Giancarlo Galassi Beria e interpretato da Marcello Moretti; e Il servo di due padroni, del 1970, diretto da Luc Philips.

Inoltre, per non allargare troppo la panoramica dalla nostra maschera alla galassia teatrale in cui essa si è mossa nei secoli, ci limitiamo a citare le ben 113 attestazioni di film, corti e tv movie tratti da opere di Carlo Goldoni! Avremmo scritto un libro, invece che un articolo da leggere on line!

Ci piace, invece, menzionare le moltissime sale cinematografiche che in tutta Italia portano o portavano il nome di Arlecchino…

Infine, dopo avere ricordato che il cineasta inglese Derek Jarman proprio ad Arlecchino dedica il suo primo libro, Chroma, del 1994, chiudiamo il nostro forse bizzarro e sconclusionato excursus: niente più che un gioco con cui ci siamo reciprocamente intrattenuti per ringraziare chi lavora per contaminare virtuosamente generi, tradizioni, epoche dello spettacolo, alla ricerca di sempre nuovi linguaggi ed emozioni.

Un lazzo, insomma! E adesso… a teatro!

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