Alessandro Riccio a Rifredi: Serrature alla ricerca di se stessi

Serrature è il nuovo spettacolo di Alessandro Riccio. È in programmazione al Teatro di Rifredi di Firenze, dove ha debuttato con successo martedì 22 gennaio e dove resterà in replica fino a domenica 27. Qui tutte le info per non perderselo.
Serrature è la storia del quarantenne Giulio Spadon, interpretato dallo stesso Riccio, architetto rampante dai molti allori professionali. E fosse solo questo! Il nostro è un punto di riferimento, sì, sul lavoro, ma anche per quanti, tra amicizie e affetti, gli gravitano intorno. Giulio ha una risposta, un consiglio, una soluzione, una parola buona e giusta per ognuno di loro, psicologa compresa, ma…

Alessandro Riccio Serrature ©Giulio Spadon2Come qualunque storia che si rispetti, pure la parabola umana di quest’uomo in carriera ha la sua congiunzione avversativa, con tutto ciò che ne consegue in termini di resistenza ed equilibrio psichico. Giulio Spadon si muove vorticosamente tra i cinque poli umani della sua esistenza, che all’inizio pendono letteralmente dalle sue labbra, e, nel progressivo sgretolarsi delle certezze, si guarda intorno sempre più smarrito. I movimenti sul palco, da danza sapientemente orchestrata, diventano scientemente sbandamenti, rimbalzi e sbalzi d’umore e sentimento, inciampi, ostacoli, convulsioni, attacchi di isteria e assurda e inconsapevole ilarità.
Il sempre meno rampante professionista continua a frequentare le stesse persone e, nell’intristirsi di queste, nel loro irrisolversi e scontrarsi con i vari problemi dell’esistenza, si confonde pure lui. E la variopinta scenografia, pur lasciando i colori e l’abbondante oggettistica in gradevole superficie, si rivela nella sostanza una selva quasi oscura.
Tuttavia Dante c’entra poco. Riccio cita espressamente Gabriele D’Annunzio in questo suo viaggio di conoscenza in cui si mette anche letteralmente a nudo più di altre volte, ma sinceramente noi preferiamo inquadrare il volo sul nido del cuculo di Serrature nella prospettiva grecoantica del “conosci te stesso”. È un trip nel suo io quello dell’attore fiorentino, uno scandagliare alcuni dei suoi mondi possibili, un tentativo di aprire serrature verso universi nuovi grazie alle sue personali doors of perception: è come se i travestimenti a cui egli ci ha abituato sulla scena, stavolta fossero appannaggio degli aculei del suo cognome, sempre pungenti, ma con l’aspetto e la funzione di sondine.

Alessandro Riccio Serrature ©Giulio Spadon

ConRiccioSi guarda intorno Giulio Spadon. Si osserva dentro Alessandro Riccio. E brillantemente si assolve, com’è giusto che sia, in un monologo finale che ricolloca il sisma del personaggio e del suo interprete nelle giuste armonie di un uomo del terzo millennio alla ricerca di se stesso e delle proprie radici.
Quale modo migliore, inoltre, per essere profondi che evitare di prendersi troppo sul serio? Il piccolo trattato filosofico esistenziale di Serrature è scritto e interpretato con ironia debordante e significante leggerezza in primis dallo stesso Riccio e, intorno a lui, anzi in simbiosi con lui, dai cinque suoi ottimi partner, che citiamo in ordine alfabetico: Piera Dabizzi, Daniela D’Argenio Donati, Amerigo Fontani, Francesco Gabbrielli e Vieri Raddi.

ConFrancesco

Si pensa e si ride, si scherza e si fa sul serio. Con un ossimoro logico e temporale, si potrebbe quasi citare Amici miei per dare il senso dell’operazione: zingarate a parte, le Serrature di Riccio vivono di un analogo e sempre attuale tragicomico umorismo.

Serrature, scritto e diretto da Alessandro Riccio, con Alessandro Riccio, Amerigo Fontani, Daniela D’Argenio Donati, Piera Dabizzi, Francesco Gabbrielli, Vieri Raddi. Luci Lorenzo Girolami. Costumi Daniela Ortolani. Aiuto regia Amina Contin. Scenografia Carlotta Busignani. Teatro di Rifredi, Firenze.

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