Alluvione’66. Angeli del fango, giovani sempre

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Ho sempre avuto un rapporto strano con il fiume, anzi meglio il torrente che finge di essere fiume chiamato Arno.
Per un fiorentino nato all’indomani della data fatidica del 1966 non potrebbe che essere così. Lo ami perché accompagna le tue mattinate di allenamento nella natura nei parchi, ma lo temi per quello che ha fatto.
Che non sai perché non c’eri, ma che con la sua memoria sei cresciuto.

All’Arno non sono mai riuscita a dare del tu, ma nemmeno a quei tanti ex giovani che all’indomani del tragico 4 novembre 1966 corsero spontaneamente da ogni dove per salvare Firenze, la sua storia e la sua arte inventando senza saperlo la protezione civile.
Così la giornata intensa vissuta 50 anni dopo in mezzo a loro profuma di magia.

cristo-cimabue-alluvioneGiovani per sempre a cui va la mia ammirazione e da fiorentina ringraziamento per sempre. Giovani dentro anche se l’aspetto fisico e gli acciacchi dell’età dicono altro.

S’incontrano, si abbracciano, ridono, scherzano, giocano, si commuovono soprattutto. Chi tira fuori dalla tasca una piccola teca trasparente segnata dal tempo da cui fuoriesce un piccolo crocifisso ancora pieno di fango ritrovato spalando; chi custodisce in una tasca alcune foto in bianco e nero di una gioventù perduta e chi addirittura fra quelle foto conserva e accarezza il simbolo dell’alluvione di Firenze: il Cristo di Cimabue.
Tante storie. Tutte bellissime.

C’è Piero di Sansepolcro allora studenti di architettura che ogni dieci anni torna da Boston dove vive per una rimpatriata con gli amici.
“Ero tornato a casa quel venerdì che pioveva tanto. Poi quando seppi cosa era successo feci il giro del paese per caricare la mia Cinquecento: pane, stivali, pale, medicine e partì per Firenze.
Arrivato in Viale Europa mi resi subito conto del disastro e transitai ad ogni posto di blocco in virtù del mio carico che fui indirizzato a scaricare direttamente in Palazzo Vecchio. Io piccolo e gracile lavorai ininterrottamente e alla fine mi sedetti a riposare sui gradini proprio sotto il David. Vede la foto.
Questo sono io poi dieci anni dopo, venti anni dopo, trenta anni dopo, quaranta anni dopo. Nella stessa  posizione. Adesso vado a farmi la foto cinquanta anni dopo e poi ci tornerò fra altri dieci anni.”

Il suo amico Mario de L’Aquila con la moglie Marisa di Roma – incontrata e conosciuta in facoltà proprio a Firenze – con la tristezza negli occhi da chi la natura infausta la conosce da vicino racconta della sua casa in centro ad Aquila ancora inagibile per una burocrazia faraginosa e di come nel 1966 invece “Eravamo giovani e incoscienti.
Anch’io ero tornato a casa per il ponte di Ognissanti e anch’io non esitai, nonostante la pioggia a dirotto a tornare a Firenze appena saputo. Ebbi difficoltà ad entrare in città, ma una signora mi regalò un paio di stivali. Furono il mio lasciapassare. Giorni e settimane a salvare libri alla Biblioteca Nazionale e a quella dell’Università.”

“Sì eravamo specializzati in libri” gli fa eco la moglie Marisa e l’amico Salvatore siciliano di Ragusa.
“Pensi –  incalza Salvatore – io ero rimasto in città e mia madre era preoccupatissima perché non aveva notizie di me finché un giorno mi riconobbe in televisione fra i tanti ragazzi che in una catena umana passata alla storia salvavano i libri dalla Biblioteca Nazionale”.
Giovanni sta in disparte “Sono un fiorentino che ha dato una mano alla sua città e per questo veniamo poco considerati ma siamo stati anche noi degli angeli del fango.
Ero poco più di un bambino, tutto quel disastro mi sembrava quasi un gioco e così nell’incoscienza dell’adolescenza rimasi lì, giorni e giorni a farmi guidare dai ragazzi più grandi”.
Anche Silvana è fiorentina purosangue. “Andai verso il centro a curiosare, a capire cosa potesse essere successo alla bottega dello zio in Corso Tintori e tornai a casa solo dopo moltissimi giorni.”

Giuseppe lombardo e portamento impettito e fiero è in compagnia degli ex commilitoni.
“Ancora insieme cinquanta anni dopo. E’ la prima volta che ci rincontriamo. Tanta emozione, tanta gioia per essere qui nella nostra amata Firenze. Vede questo ragazzone – dice indicando il compagno al fianco. Lui è Ciro della provincia di Napoli e l’avevamo dato per spacciato. Noi soldati di leva abbiamo visto morte e distruzione in quei giorni in bianco e nero; lui, piccolo e magro era andato in uno scantinato pieno di fango per salvare una signora anziana.
Nel frattempo ci dislocarono altrove e non lo vedemmo più. L’abbiamo creduto morto fino ad oggi che non ci siamo rincontrati.” racconta mentre una lacrima gli riga la guancia.

downloadAnche un altro Giuseppe racconta la sua storia. Anche se lui oggi è l’Arcivescovo di Firenze.
“Ero anch’io studente e ho dato la mia mano come potevo. Non ero fra gli angeli dell’arte, ma ho lavorato in periferia, fra le persone nel quartiere di Gavinana. Sono orgoglioso di avere avuto un badile in mano come mio primo pastorale per Firenze.”

Jane appena giunta dalla California
è impegnata a ritirare la sua tessera di angelo del fango quando, alle spalle fra le tante voci ne riconosce una che la fa voltare. Le due donne si guardano pochi istanti infiniti e poi scoppiano a piangere in un abbraccio liberatorio.
Anche Marion è americana e anche lei è tornata a Firenze per l’occasione per rivivere quei tempi eroici da giovani studentesse d’arte. Le loro foto a colori sono rarissime.
Ragazzi giovani e giovanissimi che mettono ad asciugare i libri su tavoli improvvisati vista Ponte Vecchio. Il fango che ricoprì Firenze a colori è ancora più terribile.
“Solo noi americani ai tempi avevamo pellicole a colori che però costavano tantissimo.  Come ho riconosciuto la mia amica? Dice mentre la stringe forte a se. Basta la voce, anche se sono passati cinquanta anni.” Saluta e s’incammina a braccetto con lei per raccontarsi cinquanta anni di vita vissuta.

Grazie ragazzi. Grazie Piero, Mario, Marisa, Salvatore, Giovanni, Silvana, Giuseppe, Ciro, Jane, Marion.
Qualcuno vi ha definito la meglio gioventù. Quella che poi solo due anni dopo incendiò Parigi credendo di cambiare il mondo.
Grazie ragazzi per sempre. Non sono riuscita a dirvelo. Intimorita al vostro cospetto. Grazie, siete un esempio vero.
Voi, ragazzi per sempre. Voi angeli del fango.

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