Andrea Muzzi: “All’alba perderò: capire le sconfitte ci fa crescere”.

Giovedì 27 aprile, ore 21: al Teatro Puccini di Firenze va in scena All’alba perderò (Nino non aver paura di

sbagliare un calcio di rigore), spettacolo di Andrea Muzzi e Marco Vicari, interpretato dallo stesso Muzzi.
Andrea Muzzi1

Raccontando una comicissima serie di “perdenti illustri”, che, loro malgrado, hanno fatto la storia dello sport, dello spettacolo e dell’arte, All’alba perderò affronta con ironia e leggerezza l’ultimo tabù della nostra società: il fallimento. Considerato come un semplice fatto negativo, il “perdere” è in realtà la chiave per affrontare le sfide e preparare le vittorie del proprio futuro.
All’alba perderò: cosa nasconde il gioco di parole con la celebre aria pucciniana Nessun dorma, dalla Turandot?
“Il titolo dello spettacolo – spiega Muzzi – si riferisce al fatto che la vittoria è di per sé un’eccezione: uno solo vince e gli altri hanno davanti lo scoglio della sconfitta. Niente paura: perdere spesso è l’unica strada che ci avvicina a vincere. Capire le sconfitte ci fa crescere!”

MuzziAllalba

A me ha ricordato una vecchia canzone, Bisogna saper perdere, cantata dai Rokes e dal grande Lucio Dalla: la filosofia del tuo spettacolo è però qualcosa di p
iù.

“Nello spettacolo, raccontando le gesta di straordinari fuoriclasse della sconfitta, voglio dare un valore ai perdenti. Spesso celebriamo solo il vincente, senza nemmeno chiederci come abbia vinto. Pure lo sconfitto ha lottato, sudato come il vincitore: tra loro cambia solo il risultato finale. Questo però non vuol dire che il perdente non valga niente”.

Per te, cosa significa perdere e cosa vincere?
“Tutte le volte che ho perso mi sono sempre rialzato da terra acciaccato ma più forte e determinato. Questo è per me il senso della sconfitta: l’occasione giusta per crescere”.
Il motivo più imAndrea Muzzi2portante per vedere All’alba perderò?
“È uno spettacolo comicissimo, in più uscirete dal teatro sollevati: c’è gente che ha fallito peggio di noi ed è pure felice!”

Enrico Zoi

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