Angela Finocchiaro al Teatro Puccini con Ho perso il filo: divertente, sembra Hamelin!

Perdere il filo è una situazione insieme sconvolgente e normale. Quasi un’occasione, sembra dire Angela Finocchiaro, in scena al Teatro Puccini di Firenze con il suo spettacolo Ho perso il filo, “una commedia, una danza, un gioco, una festa”.

Finocchiaro _4Perché sconvolgente? Ma perché, se ci smarriamo e se questo accade, oltre tutto, in un labirinto, il terremoto è notevole, i punti di riferimento vengono a mancare, la terra sotto i piedi pure. Altro che labirintite! Tuttavia, perdere il filo è anche normale, ordinario, quasi quotidiano: quante volte non ritroviamo il filo del discorso o, in situazioni di stress da poltrona di Fracchia, quello della nostra lucidità?

Finocchiaro _5Ed è quasi banale, quando si tratta di fili, pensare a quello di Arianna, e a Teseo, al Minotauro, a Minosse… In fondo, la scelta di fili è anche ampia (citiamo a memoria: dal Giovanni telegrafista di Enzo Jannacci alla Ragnatela di Giorgio Gaber, fino alle tre Moire Atropo, Cloto e Lachesi, o a Spiderman!), ma la prima che viene in mente è, in genere, l’ispirazione prescelta dall’attrice milanese, qui anche nelle vesti di autrice del soggetto.
E com’è andata, dunque?

Finocchiaro _2La sempre brava e briosa interprete ci informa, fin dall’inizio, che lo spunto per questo spettacolo le è venuto dai figli, quando le hanno fatto notare come, nelle sue performances, lei abbia praticamente recitato più o meno lo stesso ruolo, se stessa. È quindi l’ora di sperimentare qualcosa di nuovo. Così, pare, nasce Ho perso il filo.
In realtà, in questo spettacolo, Angela Finocchiaro riesce, sì, a metterci la faccia, trasformandosi, evolvendosi, mischiando in una diversa sintesi espressiva i suoi linguaggi, senza tradirli, anzi implementandoli di sensazioni e sentieri poco o mai battuti, vie di fuga raramente percorse, tuttavia il viaggio avviene rigorosamente sulla superficie delle onde dell’Egeo. La sua imbarcazione procede spedita tra bellissime scenografie, danze e coreografie di alto livello spettacolare alle quali partecipa in prima persona, musiche coinvolgenti e un ritmo mai lento o stanco.

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Il fatto è che la navigazione trascura, a nostro avviso, il fondo del mare (qualcuno ricorda Com’è profondo il mare di Lucio Dalla?) e l’abisso che prima o poi si potrebbe incontrare, né prevede l’uso di sonar o radar per scendere e andare a cercare, a vedere e a scoprire, e, se ci sono, queste apparecchiature non sono molto potenti. Ai sommergibili, poi, nemmeno si accenna.
La sua avventura tra labirinti e minotauri diventa così un tour pieno di opportunità di superficie, come in un moderno e bellissimo centro commerciale dotato di ogni servizio.

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Insomma, siamo di fronte a un universo che ha la medesima grandezza, per chi ha visto la serie televisiva, dello Starcourt Mall della terza stagione di Stranger Things, ma lo sguardo proposto da Ho perso il filo, tra mitologia e costruzione del personaggio di eroina/antieroina della protagonista, è quello dei molti che non vedono o non riescono a scorgere il mostro, i mostri o anche solo i Monsters, per citare un noto cartoon, che spesso vivono oltre lo schermo dell’apparenza.

zombi

Anche di un centro commerciale (come insegna il buon vecchio George A. Romero in Zombi).
Poi, che c’entra? Lo abbiamo già detto: la Finocchiaro (che, al di là dei buoni propositi iniziali, replica tutto sommato se stessa, una se stessa baroccamente arricchita di vari elementi, per lei anche inediti, ma pur sempre se stessa) è in ogni caso molto brava e abile, lo spettacolo funziona, la parte tecnico-scenografico-coreutico-musicale è eccellente, il pubblico affolla il teatro e reagisce con entusiasmo fin dalle primissime battute. Però a noi, al termine, resta la non felicissima impressione di avere vissuto una serata da roditori di Hamelin…

Pied_piperAngela Finocchiaro, “Ho perso il filo”. Soggetto di Angela Finocchiaro, Walter Fontana, Cristina Pezzoli. Testo di Walter Fontana. In scena Angela Finocchiaro e le creature del labirinto: Alis Bianca, Giacomo Buffoni, Alessandro La Rosa, Antonio Lollo, Filippo Pieroni, Alessio Spirito. Coreografie originali di Hervé Koubi, assistito da Faycal Hamlat. Scene di Giacomo Andrico. Luci di Valerio Alfieri. Costumi di Manuela Stucchi. Regia di Cristina Pezzoli.

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