Anteprime dei vini di Toscana

Si ė conclusa la settimana delle Anteprime Toscane.  Una settimana intensa che lascia come ricordo oltre alle tante degustazioni alcune riflessioni e qualche dubbio.

20190211_110212-1024x1024Si ė conclusa una settimana davvero intensa. Una settimana faticosa dove il perfetto giornalista enogastronomico dovrebbe degustare, nel breve volgere di una settimana, qualcosa come 2000 diverse etichette che, suddivise per le giornate di degustazione (otto) porterebbe a circa 250 vini al giorno…
Ve lo diciamo subito. Tutto ciò è impossibile!

Tutto ebbe inizio negli anni del Rinascimento vinicola post metanolo. Quando il vino, sdoganato dalle osterie ha fatto il suo ingresso trionfale in tutti i salotti.
All’inizio fu il Brunello ma l’idea geniale venne al Chianti Classico che decise di scendere in città, al pari di una griffe di moda, con le sue anteprime. Una comoda soluzione per, in un sol colpo, accontentare tutti i soci dando pari dignità ai giganti e ai lillipuziani e presentarsi ai palati di giornalisti ed esperti del mondo in un concentrato di due giorni e centinaia di etichette.
20190211_113942-1024x1024Negli anni poi, la fortuna della formula Anteprime ha creato gemelli genetici e le Anteprime si sono moltiplicate a Montepulciano e San Gimignano e a Montalcino patria degli altri grandi nettari di Bacco di Toscana siamo andati avanti. Tutte a ruota, nella stessa settimana, per favorire la transumanza vinicola dei colleghi beverini di ogni latitudine.
L‘idea Anteprima si è propagata poi negli anni anche in Piemonte, Veneto, Lazio, Campania, Sicilia, etc…mentre in Toscana la tradizionale litigiosità dei campanili creava malumori e faceva covare il fuoco sotto la paglia.
I “piccoli” consorzi bofonchiava e fu così che, con l’ingegnosa idea della regione di creare prima delle anteprime il Buy Wine nello spazio fieristico di Firenze per far incontrare domanda e offerta (anche se molti produttori si sono lamentati dell’iniziativa) si è aperta nell’agenda uno spiraglio che ha portato all’invenzione della PrimAnteprima il sabato prima Chianti Classico Still Life (2)della full immersion.
Con pretesto dei “cerimonieri” (autorità, produttori e vip) di dare apertura alle danze dei bicchieri si è trovato il modo di creare l’Anteprima dei consorzi: Montecucco, vini di Maremma, Carmignano, Pitigliano e Sovana, Val di Cornia, Orcia, Carmignano, Terre di Pisa, Montecarlo, Valle dell’Arno.
Se poi il tutto avviene in un ambiente rumoroso dove è impossibile anche solo parlare in un mescolone di produzioni e territori che mette a dura prova le meningi dei colleghi forestieri poco importa. Anche loro sono stati accontentati.

Anteprima Vino Nobile di Montepulciano 2019 (3)Dopo il preambolo domenicale del Chianti Lovers, furba idea commerciale della denominazione più vaga della regione che apre le porte al pubblico, s’inizia il lunedì e il martedì con il Chianti Classico che, come da formula consolidata, accoglie nel maestoso spazio della Stazione Leopolda 197 aziende che portano in degustazione 731 etichette e 78 anteprime da botte dell’annata 2018.
Ed è qui che gli oltre 250 giornalisti accreditati di 30 diversi paesi iniziano, ai tavoli d’assaggio a usare le loro papille. Vediamo i giovin colleghi sbandare e sgranare gli occhi al cospetto di quella distesa di bottiglie- soldatino lunga almeno un 20190215_103348-1024x1024chilometro; li vediamo sedersi intimiditi al tavolo e cercare di sbirciare come si orientano i vicini. Tranquilli è impossibile assaggiarli tutti la soluzione migliore è l’assaggio random, strategia che tradizionalmente preferiamo anche noi di Firenze Wow.
Nell’insieme il vino marchiato Gallo Nero è uno di quei classici (perdonate il gioco di parole) sempre rassicurante come un abito sartoriale, ma senza picchi straordinari in alto e in basso.
Di buono c’è che sta perdendo un po’ quella dominante lignea che ha caratterizzato per molti anni la denominazione, di meno buono che il contraltare è un omologazione. Continua a non convincerci la Gran Selezione ed evitiamo proprio i campioni da botte perchè non ne capiamo il senso. Chi pensa di poter giudicare una partita solo dopo la fine del primo tempo?

Il mercoledì ci aspetta la Manhattan del medioevo ovvero quella San Gimignano sempre affascinante ed orgogliosa delle sue torri e del suo bianco. 40 produttori per un centinaio di bottiglie dell’annata 2018 e della Riserva 2017. La Vernaccia continua, nonostante la sua lunga storia (prima Doc italiana) e la sua tradizione a non convincerci.
Sarà perchè a nostro avviso conferma che la Toscana non è terra di grandi bianchi, sarà che l’acidità è sempre molto marcata – anche se in generale una maggior sapidità, rotondità e profumi denota una leggera crescita – sarà che non siamo convinti nemmeno dagli entusiasmi di altri fra cui quella dei vertici della denominazione che nelle interviste si vantano (soprattutto) di essere il vino che più è cresciuto sui social. Da quando il vino lo si gusta via web?

Il calendario segna giovedì e noi siamo a Montepulciano, la terra del Poliziano e del vino Nobile. La maratona enoica prosegue al cospetto di 50 aziende che presentano il Nobile 2016 e la Riserva 2015.
Sono quattro le stelle che stanno un po’ strette ad un’annata interessante. Profumi intensi, tannini morbidi ed equilibrio per una denominazione che vince il nostro personale Oscar e che dimostra di essere in crescita.

Il fine settimana ci vede salire a Montalcino a casa del Brunello. Un’annata attesa con tensione e sospetto la 2014 sapendo bene che, metereologicamente parlando, non era stata proprio coi fiocchi.
La conferma c’è e nel bicchiere e bene hanno fatto quelle aziende che hanno preferito saltare quel 2014 che non fa onore al mito del Sangiovese. Molto più interessante e con un buon futuro il Rosso di Montalcino 2017.

Alla fine delle Anteprime del vino toscane cosa rimane fra impressioni, certezze e dubbi.

Servono ancora le Anteprime?
Ovvero servono così come sono formulate dato che ormai i giornalisti preferiscono evitarle a favore dei wine lovers e blogger vari che sgomitano per un posto in prima fila. Se poi l’autorevolezza è la stessa non sta a noi giudicare.

Che senso ha (e solo in Toscana avviene) sottoporre gli esperti a un tour de force enologico che niente aggiunge e nulla toglie alle opinioni su annata e denominazione? 
Solo la nostra regione infatti organizza una maratona enologica di 8 giorni e 15 denominazioni. Nelle altre zone d’Italia la formula non ha mai sfondato o se lo ha fatto solo per una denominazione di “punta”. Chi vuole provare in vino lo fs con calma e magari visitando l’azienda.

Cosa può rimanere di un tourbillon di 2000 etichette diverse in 8 giorni?
Siamo seri, non penserete davvero che sia umanamente possibile provare tutte le 2000 bottiglie! E se trovate chi afferma il contrario dubitate della sua sincerità: il palato è noto può reggere prima dell’anestesia naturale un massimo di 20 degustazioni al giorno. Chi afferma (e alcuni colleghi lo fanno) il contrario è come il pescatore che racconta di aver preso un pesce da 50 kg.

Ma come si degusta un vino e cosa si deve sentire?
Il vino quando si degusta non lo si sputa. Mai!
Quegli orrendi oggetti dal terrificante nome di “sputacchiere” servono per versarci dentro il vino in eccesso dal bicchiere non per sputarlo. Il vino non è un colluttorio e sputarlo oltre che essere brutto rende la degustazione parziale. Senza il retrogusto, il finale e la persistenza impossibile giudicare.
Provate una degustazione in lingua inglese e scoprirete di quanta fantasia e aggettivi sia ricco il fantastico mondo dei degustatori. Fresco, secco, floreale, fruttato e poco più. E se proprio non sentite dentro a quel vino la brezza di fiordaliso al tramonto fatevene una ragione. Non siete voi quegli strani.

2 Commenti

  1. Gent.mi
    Ovviamente rispetto le opinioni di chiunque, ma da persona direttamente interessata a quello che scrivete (ero ad assaggiare anch’io!) mi permetto di dissentire su alcuni punti (e non alludo alle valutazioni di annate, vini, ecc., che peraltro non condivido).
    1) Che i giornalisti evitino le Anteprime è opinabile: mai così tanti accrediti come quest’anno.
    2) I giornalisti stranieri sanno benissimo come orientarsi, e ce n’è più d’uno che vanta una conoscenza dei vini italiani che fa invidia a molti “locali”.
    3) Di assaggiare TUTTE le etichette disponibili non ci ha pensato nessuno nemmeno per un attimo, credetemi. Il sottoscritto al max sarà arrivato a una media di 80 al giorno.
    4) In particolare, non sono un gran che d’accordo sulla “anestesia naturale” dopo 20 assaggi al dì. Il sottoscritto anche dopo 70-80 degustazioni riconosce una differenza nella trama del tannino, l’equilibrio generale del vino, la provenienza da suoli di matrice calcarea o argillosa oppure l’uso di una botte nuova, ecc. E non perché io sia particolarmente bravo, anzi. E’ solo questione di esperienza, conoscenza, umiltà, attenzione, applicazione, e magari qualche altra componente che adesso non mi sovviene, e non necessariamente in quest’ordine.
    5) Quando si assaggiano numerosi vini UMILMENTE per tentare di avere un’idea consistente dello stato qualitativo di una denominazione o di un’annata è d’uopo sputare, poiché il fegato si danneggerebbe in tempi relativamente brevi, e, inoltre, allora sì che verrebbe meno la lucidità nel giudizio. Sputare il vino non è una mancanza di rispetto al lavoro del viticoltore, lo è molto peggio trangugiare senza fare caso a ciò che si ha nel bicchiere. Ci sono occasioni ludiche per bere anche molto, in compagnia di amici ecc., e in un’atmosfera più spensierata che non è però disgiunta dall’attenzione, la quale consente di godere nel vino ciò che ha da raccontarci e per cui ci entusiasmiamo.
    6) Relativamente alla Vs. menzione del “retrogusto”, un’adeguatamente lunga permanenza del vino nel palato supplisce al “problema”, poiché grazie ad alcuni enzimi della saliva e alla grande ossigenazione del liquido in bocca (nonché a un minimo di riscaldamento), le particelle odorose che causano le sensazioni gusto-olfattive volatilizzano facilmente e possono raggiungere la mucosa olfattiva ricettiva per via retro-nasale (anche con tecniche adeguate, ad es. deglutire dopo aver sputato).
    7) Infine, il Consorzio della Vernaccia di San Gimignano ha “celebrato” la maggior presenza del vino sui social non perché il vino si gusti via web, quanto perché attualmente per avere un certo successo commerciale occorre incrementare la visibilità su questi media: se volete, è la versione moderna del passa parola, che per il vino ha sempre funzionato.
    Queste le mie opinioni, ovviamente non con valore di verità assoluta, ma basate, quello me lo riconosco, su un minimo di esperienza.
    Grazie in anticipo per l’attenzione
    Cordialità
    Riccardo Margheri

    • Caro Riccardo, grazie del suo post perchè siamo convinti che il confronto è sempre una ricchezza e non credo che il suo fosse accendere una gara a chi ha più esperienza perchè anche noi, ahimè abbiamo i capelli bianchi…

      Mai detto che i giornalisti stranieri non capiscono di vino, anzi. E’ disorientante un tour de force di otto giorni specie se nel mezzo ci sono fusi orari e un letto diverso in cui dormire ogni sera.

      Le assicuriamo che c’è chi (da anni!) narra e favoleggia di assaggiare tutti e duemila i vini in degustazione! Dire ciò non aiuta la cultura del vino che per noi tale è. Si deve bere e non degustare. Questo è un messaggio su cui non facciamo deroghe.

      Quanto ai singoli gusti, come ben sa il vino è come l’arte e la musica: ognuno ha i suoi gusti. Nella nostra redazione in particolare non amiamo molto le omologazioni e preferiamo particolarmente i vini naturali che oltre ad essere ottimi rispettano anche l’ambiente, peccato solo che alle Anteprime siano assenti.

      La presenza della stampa a nostro avviso non si misura in numeri di accrediti ma in qualità degli stessi. Molti colleghi dei Consorzi e molti altri oltre a noi lo scrivono, lamentano che i grandi nomi ormai disertano le Anteprime e trovano molto più pratico farsi inviare i campioni. Troppo faticose e spesso a loro non piace stare a fianco di neofiti o esperti hobbisti; giusto un collega al nostro tavolo dichiarava candidamente di essere un impiegato pubblico, di scrivere per hobby, e di approfittare delle Anteprime per farsi una vacanzina gratis…

      Quanto all’uso delle sputacchiere siamo intransigenti è vero. Le odiamo e non permetto giudizi completi.

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