Ciao poeta silenzioso

Esistono persone che non comprendono fino in fondo chi sono e cosa hanno fatto. Come te.
Tu sempre schivo poeta silenzioso. Sempre un passo indietro a quella moglie star e ingombrante. Tu quasi anonimo con quella faccia normale che nasconde nella normaità la sua genialità.
Tu che mai hai voluto i riflettori puntati addosso ma che hai sempre goduto delle luci riflesse delle creature che hai plasmato.

La tua normalità ti ha fatto essere quasi anonimo. Credo che pochi sappiano chi sei Franco Ciani. Magari adesso vanno a googlare e difficilmente ti troveranno anche lì a causa di omonimie.
Non sanno che sei un poeta e magari nessun giornale oggi parlerà di te. Non sei mai stato così famoso da meritarti l’inchiostro dei giornali se non per stupidi gossip. Tu uomo normale.

Ricordo benissimo l’ultima volta che ci siamo visti alcune estate fa nel parco della Versiliana al concerto di una nota cantante. Erano anni che non ci vedevamo ma ci siamo riconosciuti subito, e senza parole, ci siamo abbracciati forte.
In quell’abbraccio ho rivissuto gli anni magici, le tante canzoni, i tanti Sanremo, i tanti concerti condivisi. Sapendo bene tutti e due che quei momenti non sarebbero mai tornati…

In silenzio ho sempre osservato i tuoi modi gentili, le tue attenzioni per tutti. Ho apprezzato il tuo savoir faire, il tuo essere sempre gentile e disponibile con tutti e per tutti.
Pagavi di tasca tua il biglietto del concerto a tanti ragazzi che volevano solo ascoltare dal vivo le canzoni (da te scritte) della tua celebre moglie, ma non volevi che lo si sapesse.
Hai dato lezioni di gentilezza e umiltà… peccato poi che quei tuoi insegnamenti siano stati disattesi dalla presunzione e dall’arroganza che dominano sovrani i nostri giorni.
Ti ho visto gioire e soffrire accanto a lei come marito, come artista, come autore. Tu mai fuori le righe, mai senza abbandonare la tua poesia.

Poi la vita cambia e tutto cambia. Solo le tue canzoni rimangono immortali. Come tu che oggi ihai deciso di volare “verso quel blu”.
Ma per me sarai sempre “l’uomo che gioca”.
Ciao Franco, amico mio.

Nadia Fondelli

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