Edoardo Bennato a Firenze, “Nel mio paese nessuno è straniero”

Quasi tre ore di concerto, un viaggio nella mia storia e nella mia musica, una voce che, pur con qualche acuto in meno, è sempre graffiante, ironica, rock. Questo è il mio Edoardo Bennato, il mito che ieri sera si è esibito al Teatro Verdi di Firenze.

pinocchio bennatoUn evento, il suo Pinocchio & Company Tour 2018, che ha innumerevoli valori e significati, a partire dall’inequivocabile frase proiettata sul maxischermo a caratteri cubitali durante l’esecuzione di Pronti a salpare: “Nel mio paese nessuno è straniero”. Chi, strumentalizzando un selfie, parla di svolta leghista o a destra del cantautore penso che possa ampiamente ricredersi.
Nel suo percorso di una vita, il buon vecchio architetto one man band napoletano, solo “formalmente” settantaduenne, ha saputo come pochi reinterpretare alcune delle grandi favole e storie della nostra recente tradizione. Le sue versioni canore e musicali delle vicende di Pinocchio e di Peter Pan hanno fatto e continuano a fare epoca nella musica italiana degli ultimi decenni.

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Brani che hanno ammaliato intere generazioni, che sono diventati imprescindibili evergreen e hanno felicemente colpito il cuore, mettendo anche d’accordo la hot zone del cervello dove pare che nascano i sogni e la complessa mappa delle aree encefaliche che ci aiutano a comprendere l’ironia.
In questo solco, come le note dal vinile, simbolicamente partendo dall’ultimo singolo Mastro Geppetto, si posiziona proprio il Pinocchio & Company Tour 2018, come dicevo circa tre ore di musica, video e rapporto diretto con gli spettatori: chiamarlo concerto è sinceramente riduttivo, piuttosto è un’onda d’urto di emozioni che si muove da una città all’altra.
Nel bagaglio, accanto ai buoni e cattivi – la classica spartizione del mondo di Bennato, solo apparentemente manichea, dove la semplice profondità di analisi si unisce allo sbeffeggiamento dei troppo potenti, senza populismi, ma con amore -, troviamo il suo universo di sentimenti, le sue realistiche prospettive di interpretazione del presente e la grande musica che sanno darci personaggi quali Giuseppe Scarpato (chitarre), Raffaele Lopez (tastiere), Gennaro Porcelli (chitarre), Roberto Perrone (batteria), Arduino Lopez (basso), e – novità – gli archi del Quartetto Flegreo (Simona Sorrentino, primo violino; Fabiana Sirigu, secondo violino; Luigi Tufano, viola; Marco Pescosolido, violoncello).
Per chi, come me, nel proprio bagaglio porta con sé anche un po’ di anni di vita, Edoardo Bennato è però molto di più.

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Ricordo un suo vecchio concerto fiorentino, al Parterre. L’occasione era la festa di Alternativa socialista: un luogo che ora non è più come in quei primi anni ’70 del ‘900, una formazione politica figlia di battaglie e contrasti passati. Ero giovane e mio padre non si azzardò a mandarmi da solo. Venne con me, mescolandosi ai “tanti domani vestiti di jeans” (grazie al compianto Stefano Rosso per il verso, tratto dalla sua Bologna ’77) e k-way, che si riconoscevano intorno a quel folletto plurimusicista, accompagnato, se non ricordo male, dalle sole percussioni di Tony Esposito. Indimenticabile la forza di quella sera. Rammento una travolgente versione di uno dei suoi hit di allora, Affacciati affacciati, dedicato al pontefice. Anche mio padre rimase tutt’altro che indifferente.
E poi, qualche disco più tardi, agli albori degli Eighties, mi rivedo in macchina con gli amici, a cantare tutti insieme a squarciagola Sono solo canzonette, un inno in cui ci identificavamo perché, pur essendo all’apparenza meno arrabbiato dei brani degli anni precedenti, era molto distante dall’effimero che avrebbe trionfato di lì a poco. C’era comunque consapevolezza, contenuto, impegno, un amalgama raccontato attraverso il mai evanescente filtro della sua inconfondibile ironia.

Bennato_2Nel corso della mia vita, poi, Bennato è sempre stato un punto fermo, una certezza anche nel suo atteggiamento mai insulsamente protagonistico, ma sempre attento a difendere valori e momenti della sua vita privata. Un punto fermo, sì, ma in ogni caso in perenne movimento creativo ed emozionale.
Tutto questo ho vissuto e rivissuto ieri sera nella splendida cornice del Teatro Verdi di Firenze, unito a una grande energia, sgorgante, come poesia, dalla cascata di note dalla quale il pubblico si è lasciato piacevolmente investire.

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