Firenze e la neve. Ha vinto l’amministrazione e la fortuna

Attesa da giorni dopo il ghiaccio al punto da fare aprire l’unità di crisi (per ghiaccio) fin da domenica sera.
In campo il fior fiore dei dirigenti e impiegati di Protezione Civile e un esercito di fantastici volontari delle associazioni accreditate sempre di Protezione Civile.

In silenzio centinaia di uomini e donne hanno vigilato sulla nostra sicurezza come potete vedere dal video da noi girato la notte fra lunedì e martedì https://youtu.be/H2RWnWTFgm4 per evitare che le formazioni di ghiaccio creassero pericoli.
Siamo stati in giro con le squadre ed abbiamo visto con quale amore e devozione per il prossimo uomini e donne di ogni età – che nemmeno si sa cosa facciano nella vita di ogni giorno perché in protezione civile questo poco importa, l’operaio e l’imprenditore valgono uguale – si prodigassero a temperature di -7 e -8 a portarsi su ogni criticità, intervenire e lavorare.
Un lavoro preciso, fatto bene e sconosciuto.

Poi la notte clou. Attesa e temuta. La nevicata, che aveva fatto chiudere le scuole, sbraitare mamme in crisi di nervi per dove ti metto il pupo è arrivata.
La figuraccia del dicembre del 2010 di Matteo Renzi era lì dietro l’angolo, un onta da spazzare via dal suo delfino Nardella e la sua giunta che, per non farsi trovare impreparati avevano disposto una task force niente male.

Noi di Firenze Wow la notte della nevicata (fra mercoledì e giovedì) eravamo di nuovo in strada al seguito delle squadre di volontari di protezione civile.
Cielo plumbeo, luna ammiccante da dietro nubi sempre più consistenti e minacciose, ma la radio gracchiava “solo” routine…
In sala operativa però la tensione si avvertiva e gli occhi erano puntati più sulle previsioni meteo che sulle telecamere delle varie zone della città.
Dirigenti che andavano su e giù, occhi fissi sui monitor, mani alle radio che gracchiavano fino a quando un volontario dice “Un mio amico mi ha detto che a Prato nevica, ci siamo!”.
Da Firenze nord chiamano “nevischio all’aeroporto”, “anche in zona Piazzale” gracchia un altra radio, “A Firenze sud è mista a neve” e poi “Eccola!, arriva”.
Sono le 00.35 circa, il calendario ha appena strappato la pagina di febbraio e ironia della sorte marzo, il mese della primavera esordisce così.

Anche noi torniamo in strada nelle zone nevralgiche dove avevamo visto già schierata l’artiglieria pesante: spargisale e spazzaneve in attesa in Piazza Ferrucci, Ponte alla Vittoria, Porta a Prato, La Lastra etc… E immaginiamo anche l’ironia dei fiorentini se non nevicava…. Tutto questo movimento per niente? I bimbi a casa per niente?

Le zone collinari sono quelle più sensibili dove si inizia subito a cercare dii rendere percorribili le strade.
La neve scende piano, poi più copiosa, con vento, i fiocchi diventano più grandi e le strade s’imbiancano velocemente.
Percorriamo il viale dei Colli osservando che lo spazzaneve e spargisale sono ancora in attesa.
Saliamo, le nostre ruote solcano tagliando il lindo manto bianco che davanti ai fari sbrilluccica. Ci fermiamo in un Piazzale Michelangelo irreale e deserto delle 1.05. La bufera di neve è in atto, nemmeno si vedono Palazzo Vecchio e il Cupolone.
Scendiamo verso Porta Romana, poche auto e timorose fra le curve e gli alberi di una notte illuminata da quel bianco che sempre più ricopre tutto.
I lungarni zona Ponte alle Grazie sono anch’essi già bianchi. Le 1.30 e anche lì le nostre ruote segnano il solco. La spiaggetta sull’Arno sembra già una spiaggia scandinava, per strada solo i lampeggianti della protezione civile e quelli gialli degli spalaneve e spargisale che si stanno muovendo. Il viale dei Colli è subito liberato, sui viali di circonvallazione sembra che al centro della strada non sia mai nevicato, le zone collinari, gracchia la radio sono già a posto: dalla Salviati alla Lastra lo spargisale farà la sponda fino a che non smetterà di nevicare.

L’alba sorprende Firenze, le troupe giornalistiche telecamera in spalla dalle prime ore del giorno, ma non i volontari che ancora, instancabilmente sono in giro a portare sale, spargere sale, segnalare situazioni.
Noi siamo ancora lì e saliamo nelle zone alte della città a capire come va.
La zona alta di, Marignolle, Pian dei Giullari, Campo di Marte, delle Cure, di Porta Romana sono ancora in difficoltà. Nelle strade specie quelle laterali la coltre bianca è alta e rende difficile il movimento specie ai pedoni considerando che sono zone altamente residenziali.
La Bolognese, via Trento e Trieste, zona Careggi e le cliniche sono pulitissime, perfino la temuta Salviati. Tutto non si può avere e nell’emergenza è inevitabile che qualcuno ti dica che se sitato bravo e qualcuno no.
Il sindaco si porta a casa la vittoria e parla trionfante davanti ai microfoni e taccuini dei colleghi ben pettinati e vestiti. Un’immagine che stride con quella dei nostri amici volontari di protezione civile che dopo una notte e un giorno in giro sono spettinati, infreddoliti, bagnati, mal vestiti e anche un po’ sporchi.

Forse per questo non allure il microfono viene messo sotto la bocca del sindaco dai colleghi ben pettinati?
Noi siamo felici di aver preferito non essere con il sindaco al caldo di Palazzo Vecchio. Tanto poi arriva il comunicato stampa.
Molto più bello aver preferito essere giornalisti-cronisti in campo.
Meglio i nostri scarponi sporchi come quelli dei volontari, le nostre facce poco televisive dopo quasi 24 ore in “campo” e le parole scambiate con Antonio che ha preparato la torta di carciofi e i dolcetti da dividere coi colleghi in sala operativa e il caldo e tenero caffè offerto da Costanza che anche se servito in plastica e con troppo zucchero è decisamente migliore di un caffè senza sapore in porcellana.

Il video:

 
https://youtu.be/iz7QasIbay

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