Firenze, via Shiff: La dove c’era il veleno… c’è ancora

20160607_094419 20160622_105053Tanto si è urlato intorno all’affaraccio brutto di Via Shiff. Anzi, dato che il toponimo è nuovo, trattasi di quel quadrilatero fra via Gabriele D’Annunzio, Via Lungo l’Affrico, via Fogazzaro e via dell’Arcolaio a metà strada fra Campo di Marte e Coverciano dove si viveva sereni e tranquilli fino agli anni ’90 quando lo status quo è cambiato.
La cronistoria che ha portato alla cronaca è molto più lunga e profonda. Ben oltre la costruzione dell’attuale condominio! Forse, fra i cronisti, solo chi scrive essendo nato e cresciuto proprio in via Fogazzaro, ve la può raccontare.

Le palazzine di Via Fogazzaro e Via dell’Arcolaio, figlie della cementificazione degli anni ’60 e ’70, hanno lasciato per un trentennio in eredità un affaccio di ruderi, ex capannoni industriali, silos arrugginiti con contorno di erbacce, zanzare, abbandono e discarica a cielo aperto.

In quella strada dove passavano pochissime auto e ancora si poteva giocare per la strada, l’affaccio era desolante e per molti anni è stata chiesta (inascoltata) una riqualificazione o almeno che fossero rimossi quegli avanzi di cantiere.
Questione di poco dissero dal Comune le giunte Morales e Primicerio. Qui sarà tutto verde pubblico. E quando anche l’ultima attività (una carrozzeria) se ne andò lasciò oltre al ricordo anche un bel tetto di eternit degradato!

Tanti urli furono lanciati dai residenti per chiedere la rimozione
almeno di quel cancro a cielo aperto e quando vennero gli operai specializzati vestiti come astronauti capimmo davvero cosa avevamo respirato per anni come se non bastassero i veleni che l’intera area Pegna-Benelli conservava nel sottosuolo che sapevamo essere pregni dei residui di ciò che produceva la fu industria: prodotti chimici per agricoltura e fulminanti per l’esercito durante le guerre.
Ma negli anni in cui furono costruite quelle palazzine l’Italia era in pieno boom e importava solo tirar su case, alla faccia di tutto il resto.
Era l’Italia della via Gluck dove il cemento regnava sovrano.

Poi è venuta la “riqualificazione” e si è amaramente scoperto che il verde a parco pubblico tanto promesso, come da piano regolatore, era diventato un fazzoletto e che sarebbe sorto un megacondominio con prezzi medio-alti – con annesso parco pubblico…
Il parco pubblico era diventato così un fazzoletto e i lavori di costruzione del nuovo cemento urbano erano proceduti spediti, troppo spediti. L’Acmar che gli ha realizzati del resto, conscia che quella era un’area ex industriale ha sbandierato tutte le analisi e certificazioni, poi la sorpresa.

Quel fazzoletto di verde, diventa un fazzolettino per far spazio a 21 edifici di edilizia popolare a impatto zero… e poi durante gli scavi escono fuori i problemi.
Quelli che per oltre trent’anni erano rimasti silenti col rimescolar della terra riportavano in superficie arsenico, mercurio ed altri veleni.
Si corre ai ripari. Si capisce che è meglio chiudere anche il giardino comunale attiguo dove incuranti giocavano i nuovi baby inquilini e si grida allo scandalo.

E oggi che la situazione stalla da due anni e i giardini sono chiusi dal oltre un anno cosa succede?

Da una parte Case Spa freme per far ripartire i lavori dei suoi 21 alloggi, dall’altra gli inquilini che non volevano quegli alloggi e che vivono davanti a giardini promessi transennati e abbandonati divenuti discarica a cielo aperto e giaciglio notturno per alcuni disgraziati che si sentono abbandonati.
“Qui non si sa niente” dice Giulia, una giovane mamma che aveva scelto di venire a vivere qui proprio per i giardini “siamo abbandonati e dimenticati da tutti”.

Il gestore dell’agenzia immobiliare attigua che nonostante tutto fa riluccicare dalla vetrina il rendering di come doveva essere il parco per poter vendere i (tanti) immobili rimasti vuoti “serviti da un ampio spazio verde con parco giochi ad uso comune” minimizza dichiarando che lì vive sereno anche lui con la famiglia nella certezza delle verifiche private fatte dal condominio che non hanno rivelato nessun pericolo per inalazione, ma casomai solo per ingestione. Come se i bambini non mettessero mai le mani in bocca e come se le falde acquifere non esistessero.

Nel frattempo la procura cerca di capire come stanno le cose e di individuare eventuali responsabilità con un’inchiesta aperta dal pm Luigi Bocciolini in cui si procede per reati di inquinamento ambientale; in zona cantiere Case Spa proprio ieri è partita l’opera di caratterizzazione sotto gli occhi dei tecnici Arpat per capire come smaltire i veleni che da dati Arpat ci sono eccome. Il mercurio ad agosto 2015 con un preoccupante dato in crescita risultava essere ben 14 volte sopra i limiti previsti.
Dal comune non si sa che pesci prendere e per l’ennesima volta si comunica che entro l’anno partiranno i lavori di bonifica. Niente certezze solo tanti dubbi, domande e preoccupazioni.

Seguiremo ogni movimento nella certezza che quanto prima si proceda alla bonifica
L’unico dubbio che rimane è. Dov’è la sorpresa in un’area palesemente inquinata dove tutti hanno fatto solo il gioco delle tre scimmiette e dove evidentemente qualcosa non ha funzionato?

[author] [author_image timthumb=’on’]http://www.firenzewow.it/wp-content/uploads/2016/08/Nadia.jpg[/author_image] [author_info]Nadia Fondelli[/author_info] [/author]

4 Commenti

  1. Sono un pubblicista. Mi sono occupato dei veleni di via Shiff con due articoli apparsi l’anno scorso sulla rivista web tuttafirenze.it Titoli “Chiuso per accertamenti”e “On/off. Potete leggerli digitando su Google Duccio Magnelli+via schiff. Grazie.

  2. Sono Reza
    Forse sono la prima persona che il 29/11/16 avrò la prima convocazione in tribunale di Firenze contro ACMAR.
    Speriamo di poter convincere tutti sul problema di forte inquinamento che noi abbiamo qui.
    E mi sembra abbandonato da tutti.

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