Geppetto e Geppetto al Teatro di Rifredi: le stanze di vita quotidiana del figlio e dei suoi genitori

Tony e Luca sono una solida coppia gay, una famiglia. Tra le stanze di vita quotidiana che una famiglia può trovarsi ad attraversare, come tappa del suo percorso, c’è il desiderio di un figlio. È a Tony che scatta la molla, mentre Luca è ancora in un altro vano dell’esistenza, una sorta di limbo o sala d’attesa. Aspettiamo?

Quietly
Quietly

La madre di Tony, impetuosa, ma con un’età di saggezza vagamente da Grillo Parlante, non è convinta, prevede problemi, cerca di dissuaderli. C’è poi la comune amica Franca, più possibilista, curiosa.
Alla fine Tony e Luca, novelli Geppetto e Geppetto, decidono di ‘costruirsi’ un figlio: nessun pezzo di legno o bottega di falegname per i due, modernamente sostituiti da un viaggio in Canada e dalla scelta della gestazione per altri. Nasce Matteo, che cresce felice fino a che Tony, il padre biologico, non entra nella stanza della malattia e muore. Al di là del dolore, il problema è che siamo in Italia, dove il genitore non biologico non ha per legge nessun legame di parentela col figlio, quindi nessun diritto.
Da qui, le stanze di vita quotidiana che i vari protagonisti della storia devono affrontare si susseguono in un alternarsi rapido e nervoso di situazioni in chiaroscuro. È uno spettacolo non lineare questo Geppetto e Geppetto, a tratti caotico, silente e rumoroso, discontinuo e coerente, un ossimoro frutto di un rispecchiamento della vita di ognuno dei protagonisti e, contemporaneamente, delle vite degli altri. Tuttavia, è la vita, ogni vita a essere non lineare, caotica, silente, rumorosa, discontinua e coerente, dunque lo spettacolo, oltre che ottimamente recitato, è assai lucido. Spietatamente lucido in ogni risvolto analizzato e messo in scena.
Ci siamo volutamente fermati nell’esposizione della trama. Andare avanti a raccontare avrebbe significato tradire la gioia della scoperta di come la storia riesca ad emozionare con mille altre stanze di vita quotidiana dei personaggi, ma anche, di riflesso, degli spettatori, i quali, se vogliono veramente interagire con Geppetto e Geppetto, devono mettersi in gioco.

Quietly
Quietly

Tanti i temi toccati con energia ed efficacia: cosa vuol dire essere genitore? Ed essere figlio? Cosa intendiamo quando parliamo di famiglia? La malattia, il lutto e la sua elaborazione. Il rapporto tra generazioni. L’importanza e i conflitti con gli amici. L’accettazione di una situazione di figlio pur sempre anomala rispetto alla maggioranza dei casi. Il riconoscimento che i problemi in àmbito familiare nascono e prosperano sia nelle famiglie etero sia in quelle gay. La disperazione e il conseguente rifiuto del padre-non padre. Perché la gestazione per altri? Perché un figlio a tutti i costi? Perché è tutto sempre così maledettamente complicato?
Lo spettatore esce dal teatro consapevole che neppure se avesse avuto il giubbotto antiproiettile sarebbe rimasto indenne dopo la raffica di interrogativi e sentimenti sparati non a salve da Geppetto e Geppetto, non ultima la frase “Se ci sarebbe più amore”, che poi diventa “Se ci fosse più amore”, una subordinata che in realtà è un’ultima domanda e una speranza viva, ma non consolatoria: non si sistemano le cose, piuttosto, mai domi e appagati, si lancia l’ulteriore sfida del “Se ci fosse più amore”. E non è forse questo ciò che chiediamo al teatro?

Teatro Stabile di Genova – Festival delle Colline Torinesi – Proxima Res: GEPPETTO E GEPPETTO, scritto e diretto da Tindaro Granata, con Alessia Bellotto, Angelo Di Genio, Tindaro Granata, Carlo Guasconi, Paolo Li Volsi, Lucia Rea, Roberta Rosignoli. Allestimento Margherita Baldoni. Luci e suoni Cristiano Cramerotti. Con il sostegno dell’Arci. Lo spettacolo ha vinto il Premio Nazionale Franco Enriquez 2017-Città di Sirolo XIII ed.-“Teatro Contemporaneo, sezione Autori, Registi, Attori” | Premio Hystrio-Twister 2017 | Tindaro Granata ha vinto il Premio UBU 2016 – Miglior progetto o novità drammaturgica | Angelo Di Genio ha vinto il Premio ANCT 2016 per l’interpretazione del figlio Matteo.
Visto al Teatro di Rifredi, Centro Nazionale di Produzione Teatrale Firenze, sabato 4 novembre 2017. Informazioni: 055/4220361 – www.toscanateatro.it.

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