Giardini Caponnetto senza speranza?

Già al centro del degrado negli scorsi anni i Giardini Caponnetto non trovano pace nonostante che il comune nasconda il problema sotto il tappeto dei locali estivi

C’è chi scuote la testa e non ci spera più. C’è chi è convinto che l’annuncio dei 700 euro già stanziati per riqualificare le aree gioco dei giardini di Firenze fatto a gennaio 2018 non riguarderà il giardino Caponnetto.
Non ci credono più. Anni di promesse e illusioni e niente è cambiato in meglio.

20180902_115721Eppure le segnalazioni e gli incidenti nelle aree gioco si ripetono da anni. Legno scheggiato, scale di corda spezzate, bulloni mancanti. Pericoli enormi specie per i più piccoli e non più di un bimbo è finito addirittura all’ospedale per la conseguenza di infortuni causati dal cattivo stato dei giochi.

Ma fosse solo questo il problema di questi giardini oggi così cool dato che la sera, si trasformano in una zona di movida a basso costo e alto grado alcolico.
Un lungarno che il comune di Firenze ha ritenuto di riqualificare piazzando un susseguirsi continuo di bar, chioschi, ristorantini, mangiatoie e friggitorie su ruote dal Ponte San Niccolò al Ponte da Verrazzano.

Una zona che oggi è un problema di ordine pubblico e disturbo alla quiete dei residenti che non riescono più a dormire, ma soprattutto per i più deboli, i bambini, che per giocare devono scansare bottiglie, bicchieri, pacchetti di sigarette, cannucce e monnezza varia gettata lì, anche fra i giochi.

Siamo andati personalmente al giardino per renderci conto, parlare con i fruitori e scoprire che al di là dei lustrini e della riqualificazione voluta dal comune c’è il rovescio della medaglia. Bello grosso! https://youtu.be/k86FlZL1CEY

20180902_120727E il bello è che, proprio accanto e sotto ai localini che fanno gonfiare il petto d’orgoglio all’amministrazione c’è il degrado vero.
L’argine è un tappeto di rifiuti che salutano l’alba dopo la notte ad alto volume con famiglie di topolini che sollazzano fra i residui di fritturine.
Poi lì, proprio accanto a dove si cuociono hamburger e pescato del giorno una grande latrina a cielo aperto con escrementi umani ben in vista.
A non più di 50 metri dall’odorino dei panini fumanti c’è quello del 20180902_121029gabinetto en plain air di una famiglia di romeni che ha fatto del giardino e dei dintorni il proprio regno. Sono gli stessi che vivevano nella ex bocciofila buttata giù alcuni anni fa ma che di lì in realtà non si sono mai allontanati. Sono coloro che chiedono l’obolo al semaforo vicino, che cuociono col braciere sotto l’aiuola fra via Campofiore e via Piacentina, che vivono e spuntano come ratti dal letto dell’Affrico in secca ed usano appunto come bagno il giardino Caponnetto e come deposito un ex casotto Enel abbandonato da tempo immemore dove giace sul tetto ad 20180902_120010asciugare una bella padella, anch’essa della stessa famiglia, ma soprattutto un casotto-magazzino pieno di ogni e transennato da anni che, udite udite, secondo il comune di Firenze è già stato demolito per la cifra di ottomila euro!

Ma proseguendo all’interno del giardino dove scansiamo la mota lasciata dalla pioggia del giorno prima ci fanno osservare che tutti i pozzetti sono totalmente ostruiti al punto che abbiamo faticato a 20180905_224323individuarli e che in quello stato lo sono da anni nonostante tante segnalazioni.
Veniamo accompagnati nell’area giochi dei più piccoli e ci raccontano che spesso fra il ghiaino con cui giocano i più piccoli vengono trovati vetri di bicchieri rotti; che nelle casette di legno e sul ponte dello scivolo più grande i podisti dell’alba incontrano senzatetto a dormire dentro.

20180905_224524Ma a proposito di dormire ci segnalano anche che, sotto il ponticello del giardino, la dove i meno giovani ricorderanno un tempo era il deposito dove si noleggiavano i grilli esiste addirittura una “camera con vista” e che la porta di rimpetto, che è a tutti gli effetti un bagno pubblico risulta chiusa da anni ad uso privato.

Increduli siamo andati a vedere e scavalcando moltissime bottiglie vuote di birra lanciate sul prato di edera (ma chi ha avuto l’idea di fare un prato di edera impossibile da manutentare!) e un enorme sacco nero nascosto alla meno peggio fra le aiuole di cui ignoriamo il contenuto siamo andati a vedere sotto il ponte e sorpresa, è tutto vero!


Abbiamo sbirciato da un buco della porta metallica chiusa con un lucchetto nuovo e abbiamo individuato due letti singoli con una sedia a fungere da comodino e di fronte apriamo dato che la porta è solo chiusa ma senza serrature ne lucchetti.
Dentro troviamo nell’antibagno i segni tangibili di un uso privato di bene pubblico: tavolini impilati, più specchi appoggiati l’uno di fianco all’altro, secchi, scope, guanti, sacchi pieni di materiali di ogni tipo e nei bagni (uomo, donna e privato) ancora tanto materiale impilato che rende inagibili i bagni del resto invisibili dall’esterno dato che tutta la parete sotto il ponte e le porte in legno sono mimetizzate da un murales.

Una zona di degrado, di buio, di malaffare, di uso abusivo di beni pubblici perpetrati per altro, paradossalmente, in un giardino dedicato alla memoria di chi il malaffare lo ha combattuto per tutta la vita….
Quasi un offesa alla memoria del giudice Antonino Caponnetto

https://youtu.be/k86FlZL1CEY

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