Gli Oblivion al Puccini: ecco la Bibbia riveduta e scorretta!

Il Teatro Puccini di Firenze come la Germania del 1455. Gli Oblivion trasportati negli uffici di Magonza di Johannes Gutenberg nel momento della sua grande novità della stampa a caratteri mobili e quindi dell’avvio più o meno ufficiale dell’Età Moderna. Il palco esso stesso carattere mobile capace di scrivere un’inedita pagina nella carriera artistica di queste splendide voci che amano autodefinirsi “i cinque gradi di separazione fra Tito Schipa e Fabri Fibra”. Tutto ciò – e molto di più – hanno visto e ascoltato gli spettatori nelle due date sold out di Firenze de La Bibbia riveduta e scorretta.

Locandina_Oblivion_LowUn pubblico che, dopo aver felicemente assorbito un Gutenberg già tormentato dalle logiche del mercato e dalla necessità di non sbagliare il titolo di lancio della neonata casa editrice; un Dio che, con le sue Tavole della Legge (la sua autobiografia manu-scolpita) dentro una carriola, piomba lì come autore e resta impigliato in quelle stesse logiche e nelle mille contraddizioni di una realtà che proprio lui ha creato; una segretaria, Fräulein Sohöffer, solo apparentemente dipendente, in realtà sentimentale deus ex machina; una splendida e poliedrica strega metamorfica che si reincarna nella malefica Frau Fust; un Gesù rapper e ribelle, che entra in conflitto generazionale con il suo onnipotente Padre… dopo tutto questo, dopo che è stato finalmente scelto, come prima uscita editoriale, il futuro best seller della Bibbia (con alcune raccomandazioni) e dopo numerosi applausi a scena aperta, un pubblico, dicevamo, che tributa agli Oblivion un’ovazione. Meritata.

Vagnarelli_Calabrese_Borciani_Scuda_LA BIBBIA_SA906540_©Paolo GallettaPer celebrare l’avvio dell’Età Moderna originale e per auspicare un nuovo inizio in un’età moderna attuale, che si liberi, non del Medioevo in quanto tale, ma delle sue parti inaccettabili che ancora oggi possono trovare spazio nella storia corrente, gli Oblivion imboccano la strada a loro più congeniale, quella che, negli ultimi anni, li ha resi famosi e insostituibili: elevata qualità del canto (sono dei grandissimi, non è un’opinione), simpatia, ironia e immaginazione. C’è tutto questo e a piene mani nel loro La Bibbia riveduta e scorretta, spettacolo fantasioso, pirotecnico, pieno di colori, con un testo ricco e bello.
E anche se la grana non è sempre finissima; se le vicende di questo Signore a tratti un po’ spaesato ricordano – mutatis mutandis, per carità! – una Genesi di un certo Francesco Guccini, un altro signore; se il simpaticissimo Gesù rapper assimila qualcosa dal Pr della discoteca Chiticaca di Orbetello, quello del marsupio di panarelliana memoria; se il trattamento della scottante materia religiosa è, sì, irriverente, ma in fondo non troppo; e se non sempre è risolta – ma forse è un falso problema – l’appartenenza alla sfera del comico o a quella dell’umorismo, La Bibbia riveduta e scorretta funziona!

ApplausiRimarranno eternamente impresse nella nostra memoria battute quali “Un bacio è un apostolo rosa fra le parole porco e Giuda”, o un finale alternativo al Calvario, in cui Barabba muore e Gesù sconfigge gli alieni! Indimenticabili, anche perché, riconducono questo musical al quale auguriamo sempre nuovi trionfi, nella sfera di un sentimento dell’assurdo nel quale chi scrive è cresciuto e si è formato. Insomma, ci aspettavamo da un momento all’altro di vedere spuntare l’albero della Signora Johnson di Hellzapoppin’, capolavoro del cinema comico degli anni ’40.
Gli Oblivion sono Graziana Borciani, Davide Calabrese, Francesca Folloni, Lorenzo Scuda e Fabio Vagnarelli. E una volta di più ci hanno fatto vedere quanto sono bravi. In tutti i sensi. Alla prossima!

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