il brodino caldo della sanità Toscana

A stethoscope over a electrocardiogram close up.

vaccino-siringaOltre 400 operatori, amministratori locali e cittadini in 21 tavoli di lavoro tematici dentro lo Spazio Reale di San Donnino per una giornata di lavoro e il punto sul primo anno della nuova sanità toscana secondo l’Assessore Stefania Saccardi.
Fuori un centinaio di oppositori arrabbiati di varia estrazione. Ma vediamo che brodino caldo è la sanità toscana anno primo.

“La sanità è di tutti!”. Questo il titolo di ciò che l’Assessore Saccardi, durante la sua lunga introduzione fatta di proiezione maxischermo di numeri di cose fatta ha definito: “non un’ autocelebrazione”.
A noi quello è sembrato però. Uno sciorinamento di belle e buone cose fatte.

La voglia di ridurre quelle liste di attesa che scontentano il 70% degli italiani soprattutto anche perché, come si evince anche dall’annuario statistico Istat, più della metà delle famiglie (55%) dichiarano difficoltà di accesso a molti servizi di pubblica utilità, in particolar modo al pronto soccorso.
“Ma – come dice la Saccardi  – ci scusiamo, le difficoltà degli ultimi tempi sono dovute anche ad eventi acuti come il picco dell’influenza. Ma sono 4 mila gli accessi al giorno ai nostri pronto soccorso”.
Magra consolazione se nei restanti periodi, quelli senza eventi acuti, la media di sala di attesa è di 4 ore da condividere peraltro se in orario notturne con varia umanità che fa delle stanze del pronto soccorso la sua unica camera da letto possibile.

Se è quindi solo l’imponderabile che si frappone fra la realtà e una rapida sanità d’emergenza diverso è il lavoro fatto per non intasare i centralini Cup. La riduzione delle liste  di attesa è un motivo di vanto. Ecco allora la nascita di liste separate con accesso diverso e riservato per i follow up oncologici, la rete Codice Rosa per la violenza sulle donne e le reti cliniche riservate per intervenire tempestivamente su ictus-infarti e traumi maggiori.

Del resto la Toscana è per la terza volta di seguito la prima regione italiana per i lea (livelli essenziali di assistenza) ed è stata capace anche di riorganizzare il 118 che risponde a 800.000 chiamate e fa 450.000 interventi.

Ma siamo bravi anche nella prevenzione “il migliore investimento” secondo l’Assessore, nei percorsi di autosufficienza, nella prevenzione degli infortuni sul lavoro, nella donazione di organi e trapianti, nell’intensificazione dei rapporti come le farmacie che fanno anche funzione di Cup e soprattutto – e siamo all’attualità – nella tutela della salute pubblica con la recentissima approvazione delle vaccinazioni obbligatorie per l’accesso ad asili e nido.

Davanti ai 400 della sala pronti a lavorare in tavoli tematici (ben 21 con argomenti quali sanità digitale, come risolvere le liste d’attesa e come motivare il personale) e a questi gran bei risultati conclusi con la presentazione dei nuovi distretti che a dire di Stefania Saccardi “servono per rafforzare il territorio” fa da contraltare la voce alta degli oppositori fuori la sala insonorizzata che dal piazzale, con le loro bandiere colorate di varie sigle, che non ci stanno.

I Comitato servizi pubblici – cittadini di Giuseppe Ricci, gli attivisti Cinque Stelle e Rifondazione Comunista, Cobas  e Carc puntano il dito proprio contro questa riorganizzazione.
Ricci poi non è certo uno che le manda a dire.  Anche perché di cose lui ne sa da ex direttore generale della usl di Arezzo e Grosseto.
“Da troppo tempo- racconta – assistiamo alla messa in discussione e peggio ancora a un vero e proprio defraudamento del diritto dei cittadini a beneficiare di servizi pubblici efficienti, efficaci e di qualità. In Italia diminuisce il tempo di vita atteso, aumenta la mortalità, aumenta la povertà, aumenta la spesa per ottenere i servizi pubblici.
E non è un caso se oltre 10 milioni di cittadini italiani sono costretti a rinunciare alle cure. Il Pd va avanti come un razzo sulla linea di una riforma sanitaria che rivoluziona completamente il precedente assetto di capillarità diffusa del servizio sanitario pubblico.
Basti pensare a cosa è successo nel Casentino dove, sette anni fa, è stato costruito un nuovo ospedale che oggi è stato chiuso nonostante le proteste della popolazione.”
E infatti in tanti sono arrivati dal Casentino per dire che rivogliono il loro ospedale.

Fra i casi-denuncia degli altri manifestanti nel mirino le visite specialistiche a pagamento: “per averne una in convenzione occorrono mesi mentre a pagamento in una struttura privata in 2 giorni hai l’appuntamento.”
E poi pollice verso anche verso le liste di attesa per l’inserimento in Rsa e i costi che così gravano a carico delle famiglie.
Assurdo anche dover attendere sette mesi per essere convocati per un invalidità civile e poi poco è il personale (infermieri e operatori) in tanti ospedali e case di cura.
La sanità è di tutti! Un nome giusto se la viviamo come giornata di confronto. Ma non lo è stata. Alle istanze degli oppositori l’Assessore ha fatto spalluccia.
Non abbiamo percepito come si possano risolvere le questioni più annose.

vaccino-siringaI pronto soccorso continuano ad essere sovraffollati a causa del cattivo utilizzo fatto dagli utenti costretti ad andare lì per aggirare l’ostacolo di liste di attesa lunghissime e per il sovraffollamento anche di chi (perché illegalmente sul nostro territorio) solo lì può rivolgersi in caso di bisogno.
La riduzione – per l’Assessore ottimizzazione – dei distretti ha fatto solo scontenti ed aumentato disagi per gli utenti che avranno anche un aggravio di costi per gli spostamenti. Il nuovissimo ospedale del Casentino non si sa che fine farà e come si può non aver speso invano i tanti soldi serviti per costruirlo.
Tante domande. Tante cose da risolvere. Malcontenti maggiori dei contenti e altre questioni annose presto sul piatto.

Una sola domanda? E’ previsto nel nuovo piano sanitario la gente scontenta? E un occhio di riguardo anche per alcuni sedi ospedaliere ed Usl che sembrano appartenere più che alla civile Firenze a una città del terzo mondo non guasterebbe…

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