Il Don Chisciotte di Alessio Boni e Serra Yilmaz l’11 febbraio a Campi Bisenzio

Martedì 11 febbraio, al TeatroDante Carlo Monni, Alessio Boni e Serra Yilmaz portano Don Chisciotte, spettacolo liberamente ispirato al romanzo di Miguel de Cervantes, adattato da Francesco Niccolini, con la drammaturgia curata da Roberto Aldorasi, Alessio Boni, Marcello Prayer e Francesco Niccolini, per la regia di Alessio Boni, Roberto Aldorasi e Marcello Prayer.

Un classicissimo di tutti i tempi che ci viene così spiegato dallo stesso Boni: “Chi è pazzo? Chi è normale? Forse chi vive nella sua lucida follia riesce ancora a compiere atti eroici. Di più: forse ci vuole una qualche forma di follia, ancor più che il coraggio, per compiere atti eroici. La lucida follia è quella che ti permette di sospendere, per un eterno istante, il senso del limite: quel ‘so che dobbiamo morire’ che spoglia di senso il quotidiano umano, ma che solo ci rende umani. L’animale non sa che dovrà morire: in ogni istante è o vita o morte. L’uomo lo sa ed è, in ogni istante, vita e morte insieme. Emblematico in questo è Amleto, coevo di Don Chisciotte, che si chiede: chi vorrebbe faticare, soffrire, lavorare indegnamente, assistere all’insolenza dei potenti, alle premiazioni degli indegni sui meritevoli, se tanto la fine è morire? Don Chisciotte va oltre: trascende questa consapevolezza e combatte per un ideale etico, eroico. Un ideale che arricchisce di valore ogni gesto quotidiano. E che, involontariamente, l’ha reso immortale”.

A noi che, oltre ad essere teatrofili (si dice così?), siamo pure e innanzi tutto cinefili, i nomi di Alessio Boni e Serra Yilmaz solleticano una memoria anche cinematografica. Per l’attore lombardo, sono ben 66 ad oggi le presenze tra piccolo e grande schermo, da La meglio gioventù del 2003 al Caravaggio del 2007, fino a The Tourist, del 2010, al fianco di Angelina Jolie e Johnny Depp,

tanto per citarne qualcuna. Per l’interprete turca, tutti noi l’abbiamo conosciuta grazie ai lungometraggi di Ferzan Ozpetek, da Harem Suare (1999) all’ultimo La Dea Fortuna (2019), passando per Le fate ignoranti (2001),

La finestra di fronte (2003), Saturno contro (2007) e Rosso Istanbul (2017). Più tutti gli altri: in tutto, tra cinema e tv, 59 presenze per la Yilmaz.
Quasi automatico, a questo punto, è allargare lo sguardo ai film che si sono interessati di Don Chisciotte. In totale, ben 29 titoli! Il primo è il corto francese Don Quixote (1903), diretto da Lucien Nonquet. L’ultimo Dancing with Sancho Panza (2018), di Luis Mandoki.

Nel mezzo, in ben 115 anni di cinema, troviamo: un classico come il Don Chisciotte (Don Quixote, 1933) di Georg Wilhelm Pabst, realizzato in tre diverse versioni (francese, inglese e tedesca) con il basso russo Fëdor Šaljapin; un cartone animato del 1934, Don Quixote, diretto da Ub Iwerks, ispirato al romanzo ma con alcune divergenze sostanziali dalla storia originale; il filologico Don Chisciotte della Mancia (Don Quijote de la Mancha, 1947), primo lungometraggio spagnolo tratto dal romanzo, per la regia di Rafael Gil; un mediometraggio di 23 minuti, Don Quichotte de Cervantes (1965), di Éric Rohmer;

persino una parodia diretta da Gianni Grimaldi nel 1968, Don Chisciotte e Sancio Panza, con Ciccio Ingrassia nel ruolo di Don Chisciotte e Franco Franchi in quello di Sancio Panza; e poi L’uomo della Mancha (Man of La Mancha, 1972), diretto da Arthur Hiller, in cui Peter O’Toole impersona sia Don Chisciotte sia Miguel de Cervantes e Sophia Loren veste i panni di Aldonza e Dulcinea; il Don Quixote di Orson Welles, film mai portato a compimento dopo riprese a corrente alternata durate ben 14 anni, disponibile in una versione recuperata da Jesús Franco e fatta uscire nel 1992; un film in computer graphic, del 2008, Donkey Xote, nel quale l’asinello di Sancho Panza racconta la sua versione della storia; un adattamento cinematografico coreano in edizione limitata, Don Quixote (2009), e The Man Who Killed Don Quixote (2018), diretto da Terry Gilliam.

Tanta varietà di tecniche, punti di vista, nazionalità di registi e interpreti per una storia che evidentemente, pur avendo ormai quasi 400 anni di età, non conosce invecchiamento. Nell’invitare tutti ad andarla a vedere al Teatrodante Carlo Monni il prossimo 11 febbraio, ci congediamo con le parole che, ai due eroi, dedica nel 2000 Francesco Guccini nel suo brano Don Chisciotte, scritto insieme a Beppe Dati e Goffredo Orlandi:

“Il potere è l’immondizia della storia degli umani / e, anche se siamo soltanto due romantici rottami, / sputeremo il cuore in faccia all’ingiustizia giorno e notte: / siamo i “Grandi della Mancha”, / Sancho Panza… e Don Chisciotte!”.

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