Il giorno del ricordo che poco si ricorda

E anche quest’anno il Giorno del Ricordo é passato abbastanza sotto traccia nonostante siano ormai 14 anni che il Presidente Carlo Azeglio Ciampi con l’unanimità del Parlamento ha messo il punto sul 10 febbraio del calendario per ricordare l’esodo e il martirio del popolo giuliano dalmata.

agricordoesulegiulianaÈ anche quest’anno la ricorrenza è passata abbastanza sotto traccia. Ricorrenza, convegni, ricordi e addirittura anche mamma Rai ha deciso di ricordare le vittime delle foibe mandando in onda il film racconto della vita della studentessa Norma Cossetto assunta a simbolo di quella tragedia dei confini orientali. Peccato però abbia deciso di farlo lo scorso venerdì su Rai 3 quando sulla rete ammiraglia andava in onda il festival di Sanremo e anche la concorrenza non osava controprogrammare.

Peccato che anche l’unico ricordo pubblico a cui abbiamo assistito, quello in Consiglio comunale, ha lasciato anch’esso l’amaro in bocca per la voglia di dire e non dire, l’atmosfera annoiata e sonnecchiosa con consiglieri che si allontanavano dall’aula o ad altro si dedicavano mentre fieri e attenti erano fra il pubblico, subito dietro ai giornalisti che decidevano di far foibe-ed-esodo-giuliano-dalmataal-via-un-concorso-per-le-scuole_8f2eae70-83d0-11e6-bfc9-09ea5089eb1f_700_455_big_gallery_linked_icartella e abbandonare l’aula proprio in quel momento,  i sempre meno numerosi e più piegati dagli anni ex giovanotti e ragazze che in un freddo gennaio di molti anni  fa si imbarcarono sul Toscana ancorato nel porto di Pola per sfuggire dalla bora e dalla barbarie dei titini lasciando per sempre la loro casa.

Mi avvicino a loro con rispetto, li saluto e cerco di carpire i loro sospiri e scorgere le loro lacrime. Fra discorsi banali, triti e ritriti dove ancora si cerca di fare la supercazzola alla storia mi sorprende la voce ferma e pacata di Miriam Ardeatini da molti anni anima dell’associazione dei giuliano dalmati.

La ex “ragazza dello scoglio” per i polesani divenuta da profuga la “ragazza cresciuta fra le scatole di cartone” di Sant’Orsola dice che conciliazione é la parola che manca.

“Ricordo l’ultima volta che sono tornata a Pola. Ero ospite nel bed and breakfast di Alina e quando venne il momento di saldare il conto rifiutò i miei soldi dicendo che io non ero ospite e non dovevo pagare per stare nella mia patria, nella mia casa. Beh quei soldi li lasciai di nascosto ad Alina in casa perchė ne aveva bisogno ma non dimenticherò mai quel gesto e quelle parole dette da una slava.”

Ecco quella era conciliazione. Grazie Miriam di avere voluto condividere con me questo ricordo e avermi insegnato che conciliazione ė la parola chiave.

 

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