Il senso della bellezza: Cern una volta un re…

Non posso recensire Il senso della bellezza di Valerio Jalongo come se fosse un film uguale agli altri. Semplicemente perché non lo è.
Già i presupposti dai quali sono arrivato a prenderne visione sono diversi dal consueto, molteplici. Forse nemmeno riesco a focalizzarli tutti.

tre mi

Il documentario in questione affronta la sfida dell’invisibile dopo la scoperta, al Cern di Ginevra, del Bosone di Higgs, alla luce (o alla nebbia dell’inconoscibile e dell’inconosciuto?) del nuovo, eccezionale esperimento che i fisici di tutto il mondo stanno per far partire. Nessun tempo perduto proustiano all’orizzonte, né valli incantate di spielberghiana memoria: il percorso che si profila è qualcosa di più, è la sfida lanciata da Richard Matheson quando provò a raccontare, in prospettiva, l’infinitamente piccolo di Tre millimetri al giorno, è il Viaggio allucinante degli Argonauti di Isaac Asimov e Richard Fleischer cercando un altro Egitto. Cercando ancora non si sa bene cosa. Cercando.

viaggio allucinanteL’incontro con questa realtà minimale alla quale non accedono occhi umani, lenti, microscopi, e che è difficile a intendere anche solo con la fantasia, avviene per me tramite mia figlia Irene, che della fisica delle particelle sta facendo la sua ragione di vita. Un consiglio rivolto da Amburgo alla sua famiglia che la segue da Firenze: al cinema della Compagnia in questi giorni c’è Il senso della bellezza, parla del Cern, di quello che studio io, dell’arte, perché non lo andate a vedere?
E noi – macchina, tranvia e piccola passeggiata – ci siamo andati subito.
Nel vedere questo piccolo grande film, ho capito che il mondo della fisica, per il quale ho sempre avuto problemi di comprensione e connessione, è in realtà molto più vicino di quanto non abbia mai pensato, sorprendentemente adiacente anche al cuore e all’immaginazione.
E scorgere le bellezze della natura, dell’arte, della creatività moderna, a contatto con la grande macchina ginevrina che i ricercatori del Cern manovrano per accrescere se stessi e l’umanità di nuova conoscenza, mi ha riportato all’immagine tradizionale che ho di me stesso da quando ho facoltà di intendere e volere: io, né ateo né credente e forse nemmeno agnostico, piccolo uomo di fronte all’immensità dell’universo, incredible shrinking man, puntino che guarda in alto e sa di non sapere.

microcE ho ringraziato mia figlia per il consiglio che mi ha dato e per avermi così consentito di comprendere qualcosa in più di lei, pensando, da padre, che forse almeno una piccola parte del gusto di guardare alle particelle gliela possa aver instillata io, quando, nel 1996 (lei aveva cinque anni), la portai al Cinema Colonna di Firenze a vedere Microcosmos-Il popolo dell’erba, straordinario documentario di Claude Nuridsany e Marie Pérennou, che filma gli animali che vivono ad altezza di prato: insetti, ragni, bruchi e chiocciole. Ha ancora il poster appeso in camera sua, chissà…

E sono riconoscente a Valerio Jalongo, perché ha rappresentato la poesia del lavoro dei fisici di tutto il mondo che collaborano al Cern di Ginevra, oltre che come un’eccezionale avventura scientifica, degna non solo di Albert Einstein, ma pure di Ulisse, Dante e Cristoforo Colombo, anche come un cammino interiore, alla scoperta di se stessi passando da ogni singolo e minimo fotogramma del più grande Cinemascope mai realizzato, l’Universo. Sempre cercando. Da favola.

senso arteCern una volta un re, seduto sul sofà, che disse alla sua serva: raccontami una storia, e la serva incominciò, Cern una volta un re…

Il senso della bellezza, 2017, di Valerio Jalongo. Durata 75 minuti. Svizzera, Italia 2017. Io l’ho visto al Cinema La Compagnia di Firenze mercoledì sera. Mi hanno assicurato che sarebbe stato riprogrammato presto. Per rimanere aggiornati (e dovete rimanere aggiornati su questo film!) consultate il sito http://www.cinemalacompagnia.it/.

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