Impruneta – Sabrina Merenda: “Eravamo giovani in quarantena, la memoria ai tempi del Covid”.

Si chiama Eravamo giovani in quarantena ed è un progetto per la memoria dell’esperienza della pandemia. Nasce a Impruneta, piccola perla del Chianti Fiorentino, e l’idea è dell’assessora comunale alle politiche giovanili, istruzione, biblioteca e sport Sabrina Merenda.
Si tratta di creare un archivio di testimonianze, sotto forma di lettera, di giovani e giovanissimi di Impruneta, dagli 11 ai 27 anni, riferite all’epoca dell’emergenza Coronavirus, archivio che sarà presentato con un evento ad hoc, probabilmente un reading in biblioteca. Sarà creata anche una scatola del tempo con tutte le testimonianze ricevute, che rimarrà negli archivi storici comunali. Possono partecipare i e le giovani con residenza o domicilio a Impruneta dagli 11 ai 27 anni. Invio entro il 31 luglio 2020 a: memorie@comune.impruneta.fi.it.

Eravamo giovani in quarantena: che cosa significa?
“Ho immaginato un tesoro – risponde l’assessora Sabrina Merenda –, una capsula dentro l’archivio storico di Impruneta, con una targhetta con incisa questa frase e sotto la lista dei ragazzi del 2020, protagonisti inaspettati di una pandemia che hanno cercato di affrontare, stando in casa, cambiando vita e abitudini. Cosa ha significato questo nel tempo moderno? Di sicuro il comportamento civico ha avuto per la prima volta un’immagine concreta nella vita dei giovani”.
A chi è rivolto il progetto?
Eravamo giovani in quarantena fa parte delle Politiche Giovanili, che solitamente vanno dagli 11 ai 27 anni, però se qualcuno della quinta primaria vuole partecipare e compie l’undicesimo anno entro settembre del 2020 può farlo tranquillamente. Per adesso si rivolge ai ragazzi di Impruneta, ma sogno di allargare il progetto. Vediamo. Per gradi. Di sicuro vorrei dimostrare che i ragazzi, quando si impegnano, sono capaci di tanto. Per questo, chiedo a loro di partecipare. Chiedo aiuto pure ai loro genitori e nonni, che potrebbero al telefono creare la lettera con loro. Nella lettera basta dire che il nonno pensa che… Inoltre, le lettere possono arrivare anche scritte in lingua non italiana e questo importante”.

Qual è lo scopo del progetto?
“Creare un Fondo Storico perenne. Non dobbiamo immaginarci la nostra esistenza nel ‘qui e ora’, ma riflessi nel futuro perenne. Ciascuno di noi ha uno scopo su questa terra e le sue tracce sono importanti. Questi giovani sono le nostre tracce. Spesso si parla di loro in contesti di critica, si racconta che non hanno valori, sostanza, capacità. Io credo che bisogna spronarli e in primis vorrei istituzionalmente dare loro fiducia, parlare di loro in senso opposto. Così ho pensato all’idea affascinante della Capsula del tempo e della Memoria. Senza la memoria non siamo che di passaggio. Fra tanti anni questi giovani racconteranno ai loro nipoti: ‘Eravamo giovani in quarantena’. Racconteranno degli approcci scientifici, dei cambiamenti e altro”.
In generale, perché testimoniare e ricordare?
“La testimonianza crea la Storia, che non si ferma. Vanno tutelati con forza gli eventi del passato, ma anche crearne altri e farli emergere”.


Con la pandemia, sono cambiati i concetti di tempo e di memoria?
“Il concetto di memoria vive dentro l’uomo, anche in chi lo rifugge. Con la pandemia si è rafforzato. I ragazzi si sono seduti al telefono con i nonni e questi hanno raccontato a loro il passato, altre pandemie, altre storie, si è creato un filo. Il tempo è stato vissuto come qualcosa che sfugge in un attimo, con la paura, la malattia, ma anche come qualcosa che si può fermare, recuperando riflessioni o altro dentro di noi”.

Quale futuro?
“Guai a non parlare di futuro. I giovani non possono non proiettarsi nel futuro, se pur in mille difficoltà. Noi adulti abbiamo il dovere morale di non demoralizzarli. Di sicuro in loro qualcosa dentro si è mosso e io vorrei ne rimanesse una testimonianza. Chiedo aiuto a tutti, di porre uno sguardo sul mio progetto e crederci”.
Info: https://tinyurl.com/EravamoGiovani.

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