Intorno al G7 della cultura. Ma quale cultura?

200516696-057e5cf5-4aec-4e65-868d-2e8ef23417acFirenze è tutelata oppure no? Nei giorni in cui è  al centro del mondo per il G7 della cultura torniamo a interrogarci se dopo la libertà di licenze, le battaglie per il panino americano al Duomo, il proliferare di minimarket spaccia-alcolici e il mangificio di cattivo gusto il centro Unesco è protetto dal cattivo gusto oppure no.
Fra dubbi, perplessità e speranza di salvare la Firenze più autentica ed evitare che diventi una Disneyland del Rinascimento guardiamo oltre il casello d Firenze Nord e Firenze sud per capire.

C’era una volta Firenze. Anzi no, c’è ancora. Forse. Boh, chissà.
Nei giorni in cui i grandi del mondo fanno il red carpet su un pezzo di città falso come un set di Cinecittà tirato a lucido per l’occasione (e solo quello) e accedono laddove è proibito ai comuni mortali (quel Corridoio Vasariano off limit ai turisti che ogni giorno visitano la città) ci interroghiamo sul tema nella speranza di fornire magari anche qualche spunto di riflessione alla nuova Assessora al marketing territoriale che non essendo fiorentina e conoscendo ancora poco la vena dei suoi abitanti magari ha una sua visione che per quanto professionale non può essere che parziale e incompleta.

Firenze quotidiana ogni giorno fa i conti oltre che con i cantieri che faranno attraversare un treno in città – non la chiamo tramvia perché il tram in tutte le città viaggia in area promiscua al transito privato non restringendo carreggiate di strade di stampo medievale – con un degrado che è sia reale che culturale.
Terribile pensare che i suoi cittadini amati e al contempo odiati proprio per la loro schiettezza e voglia di pungere abbiamo abbassato la guardia e si lascino scivolare tutto addosso “tanto non ci si possiamo fare niente”.
Ipotesi che non voglio prendere nemmeno in considerazione, ma è strano che per tutti sia normale, ad esempio, che un gruppetto di persone straniere che evidentemente non conoscono bene le nostre leggi la domenica facciano il barbecue all’interno di quel parco dell’Albereta offeso dalla tempesta di un anno fa e in cui l’amministrazione con l’aiuto di tanti volontari sta spendendo denari ed energia per ripiantare alberi.

Quando vidi quella situazione da cittadina segnalai subito a chi di competenza, ma poi riflettendo con il presidente del Quartiere 3 Alfredo Esposito e con l’Assessore Alessia Bettini non potemmo non stupirci che in quel parco a quell’ora c’erano oltre a me tantissime famiglie che evidentemente della cosa pubblica se ne fregano salvo poi protestare per una minestrina non gradita dal bambino a scuola.

Manca il senso civico e anche se è scomodo serve dirlo. Se esso è figlio del degrado non lo so. Sarebbe come chiedersi se è nato prima l’uovo o la gallina. Fatto sta che siamo bravi a fregarcene ma puntiamo il dito e postiamo foto sui social per avere un pulpito e dimostrare maleducazione becera.
Il senso civico finisce lì. Ancora più basso poi quello di alcuni operatori del pubblico che troppo spesso dimenticano che siamo noi a pagargli lo stipendio. E riferendomi alla stessa occasione parlo dei vigili urbani fiorentini che informati della questione quale autorità competente hanno scocciatamente risposto al telefono e ignorato del tutto la segnalazione. Del resto era domenica e pure ora di panzo!
Ma la mancanza di senso civico e talvolta di educazione lo si vede ogni giorno nei piccoli gesti quotidiani che fanno la differenza.

Genitori che sbraitano in presenza di figli piccoli nel traffico, a scuola, per un parcheggio. Cittadini per bene che gettano cicche e cartacce in terra, ignorano i parcheggi riservati e lasciano fare i bisogni ai loro cagnolini sulla strada sono molto spesso gli stressi che pretendono dal pubblico il rispetto di quelle regole che loro ignorano.

E allora è degrado senz’altro che le Cascine che nelle promesse elettorali del precedente sindaco dovevano diventare un fiore all’occhiello oggi (dopo anche la sua amministrazione) siano ridotte a una terra di nessuno di criminalità e spaccio che al confronto il parco di ieri era un gioiello.

E’ degrado che crolli davanti al mondo intero il lungarno Torrigiani per l’inefficienza di qualcuno e lo è soprattutto che per ciò nessuna poltrona sia saltata perché c’era da proteggere gli amici e lo è ancora di più che quello stesso lungarno che non doveva crollare e di cui si è strombazzato la riparazione a tempo di record pochi giorni dopo abbia rischiato di far tracimare l’Arno in seguito non alla piena prevista del fiume ma dei macchinari del cantiere lasciati in riva al fiume con colpevole sciatteria dopo 24 dall’allarme piena lanciato. E anche qui nessuno ha pagato.

E’ degrado che ci si accorga solo quando il centro sta perdendo identità, le botteghe storiche tirano giù bandone e luridi minimarket spacciano alcol ad ogni ora ai nostri figli in barba alle regole che il problema sia concedere la presenza fronte Duomo al panino americano. Ma le stesse sollevazioni popolari non pare ci siano state per il finto gelato kitch e la caffetteria brodaglia nella stessa piazza.

Chiudiamo gli occhi e ci indigniamo con la stessa intermittenza delle luci di Natale.
Il problema non è il Mac panino ma come lo si contestualizza. Basta vedere Torino ed altre città italiane ed estere dove sta bene perché rispetta e mantiene caratteristiche autoctone: insegne storiche, arredi originali, etc…

Il problema del non controllo e di conseguenza di alcune forme di degrado è nella sciatta indifferenza di chi riceve segnalazioni, non controlla e non viene punito (penso ai vigili nel caso dell’Albereta o a Publiacqua nel caso del lungarno); di chi finge di non sapere che più che indignarsi perché alle Cascine spacciano i migranti (clandestini non si può dire perché deontologicamente non corretto anche se quello sono) si dovrebbero indignare di chi sulla loro pelle e le loro sciagure si arricchisce con il beneplacito di chi dovrebbe vigilare; di chi non insegna l’educazione ai propri figli allevando cattivi adulti del domani e si rovescia di bile perché gli educatori che devono farlo lo fanno.

Firenze non può diventare la Disneyland del Rinascimento, ne un mangificio di bassa lega, ma serve che i fiorentini usino il loro proverbiale senso critico.

Non vorrei mai una città senz’anima e identità come sta diventando ad esempio Dresda che viene chiamata proprio la Firenze del Nord. Una città che con teutonica precisione alza interi quartieri prefabbricati fianco Duomo e galleria commerciali tristi e anonime cancellando la sua storia antica e recente e bella e brutta che sia.

Ben venga quindi il G7 della cultura a far riflettere anche se manca la cultura e il G7 lo si fa in una città intrisa di storia dove non esiste, gioco del destino, nemmeno l’Assessore alla cultura.

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