Inviciltà. Partiamo da noi stessi e portiamoci rispetto

Inciviltà. È il male del nostro tempo. Un vocabolario recita “Basso livello di civiltà, condizione di un popolo o di un gruppo sociale poco evoluto.”  Dunque leggendo le cronache da tutto il mondo si evince che non ci siamo evoluti specialmente la civiltà occidentale che pare aver fatto come i gamberi che camminano anche a ritroso.

Lo spunto per la riflessione mi viene dopo aver letto una notizia che qualcuno ormai definisce “banale”, come un atto di vandalismo contro un monumento ai caduti nel paese di Strada in Chianti (FI). Un attacco alla storia e alla memoria non è mai banale soprattutto se tutti sappiamo che quelle persone hanno dato la vita affinché chi ora vandalizza il loro ricordo possa circolare libero e fare ciò che gli pare.

Quelle persone sicuramente non avranno dato la vita per permettere allo Stato di allevare persone con la testa tanto vuota da non capire che atti come questo siano contro se stessi. E allora, questa involuzione, si vede anche da questi atti di vandalismo spicciolo.

In poco più di centocinquantanni di storia siamo stati capaci di far dimenticare a tutti chi siamo e come siamo nati e non siamo stati capaci di insegnare cosa vuol dire rispetto per gli antenati (molti  giovani se mi leggessero penserebbero a qualche cartone animato che guardava il babbo) quelli che ogni popolo ha sempre messo su un altare. Ma si sa la storia non si studia più; è roba vecchia…

Questa Italia non mi piace. Non ha capito che i giovani vanno educati e non solo infarciti di nozioni, vanno accompagnati da “qualche parte” e se i genitori non sono in grado deve esserci qualcuno che lo fa per loro. Ma in un Paese dove si tolgono i figli a chi ha pochi soldi ma tanto amore e si lasciano a chi non se ne cura ma ha tanti soldi questo non può avvenire. In un Paese dove si è tolto tutto ciò che poteva essere educativo, come il rispetto agli insegnanti, non meravigliamoci se qualcuno pensa che mutilare un monumento ai caduti sia un gioco.

In un paese dove anche un solo uomo in divisa abusa di una donna ubriaca o no, consenziente o no, in un paese dove si picchia troppo duro e poi ci si sente in dovere di intitolare una strada a chi era comunque una persona fragile e dipendente così giusto per scaricarsi la coscienza, l’unica cosa da fare è ripartire da zero.

La gente è stanca di sceneggiate in tv, è stanca di inutili leopolde, è stanca di  vivere nella mancanza di civiltà ma, a questa stessa gente, va insegnato cosa vuol dire civiltà. Rispetto delle regole e rispetto dell’altro, un rispetto che lo Stato per primo deve pretendere da tutti italiani e stranieri. Un rispetto che passa anche attraverso l’ascolto dei bisogni REALI della gente perché anche un atto di vandalismo denuncia un disagio, come disagio è  il non pagare  tasse esose per poter dare da mangiare ai propri figli e ai propri dipendenti. Un disagio che nessuno ha intercettato.

Rispetto non vuol dire mancanza di libertà, come penserà sicuramente qualcuno, ma consapevolezza delle conseguenze di un gesto. Rispetto è anche non mettere l’auto sul passaggio pedonale per disabili, non sprecare risorse comuni e molto altro.

Non sarà il momento per tutti di imparare qualcosa e porsi delle domande?  Ripartiamo da noi stessi. Concediamoci una possibilità iniziamo ad non aggredire in auto, sui social, in ogni dove, impariamo ad ascoltare e a guardarci intorno davvero. Insomma portiamoci rispetto.

R.C.

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