La beffa del reddito di inclusione

Reddito di inclusione e povertà. Serve davvero? Certo per chi non ha proprio niente sarebbe un’occasione per comprare almeno il pane ma le cifre di cui si parla non sembrano certo permettere a qualcuno di rialzarsi. E non è tutto. Il quadro è drammatico e se ne parla come se non ci fosse altro oltre alla mancanza di denaro.

Se poi andiamo a guardare a chi spetta il reddito d’inclusione  si capisce che chi ha formulato tutto questo non ha la minima idea di cosa stia accadendo nel paese e sembra aver dimenticato che la crisi del 2008 ha portato via non solo posti di lavoro ai dipendenti di aziende private ma ha privato tanti, tantissimi piccoli artigiani del sostentamento del proprio lavoro.

Ecco solo alcuni dei requisiti necessari per accedervi:

un componente di età minore di anni 18;

una persona con disabilità e di almeno un suo genitore, ovvero di un suo tutore;

una donna in stato di gravidanza accertata;

almeno un lavoratore di età pari o superiore a 55 anni che si trovi in stato di disoccupazione: per licenziamento, anche collettivo, dimissioni per giusta causa; risoluzione consensuale (legge 604/1966);ed abbia cessato, da almeno tre mesi, di beneficiare dell’intera prestazione per la disoccupazione, oppure in mancanza dei requisiti, si trovi in stato di disoccupazione da almeno tre mesi.

E il povero artigiano che ha dovuto chiudere, la partita iva che si è trovata nei debiti perché la clientela non ha pagato e i migliaia di casi umani che si nascondono dietro immagini di dignità e vergogna che vanno avanti con aiuti di amici e parenti?

La società è cambiata: basti pensare che le auto si vendono ancora bene ma chi vende prodotti alimentari al mercato sente la crisi e fa fatica a mettere insieme uno stipendio minimo. Perché? Perché  hanno fatto sparire il tessuto dell’Italia, quello fatto da tanti piccoli lavoratori  che con la loro aziendina hanno sfamato la famiglia per secoli. Poi con l’avvento del “grande è bello” ( e la Toscana come dico sempre è la capofila di questa realtà basti pensare alle politiche dei “grandi Ospedali” di qualche anno fa) e poi un falso ritorno “Al piccolo è bello” però se si può permettere di pagare oneri e tasse che non sono ibn linea con i propri incassi.

Quindi se oggi il rapporto Caritas dice che che la povertà quando ti colpisce si cronicizza è vero ma non si può pensare che meno di 500 euro al mese siano ciò che serve per uscire dalla povertà e vedere un futuro roseo?

Per non parlare degli altri requisiti richiesti basti pensare che una famiglia, tanto per fare un esempio, composta da due persone dove il marito ha dovuto chiudere l’azienda per i debiti e non ha più trovato niente perché la delusione ha portato a depressione e infarto,  la moglie lavora a ore arrivando a 600 euro al mese e due figli di 17 e 18 anni che devono finire le superiori. Mettiamo che per ripagare parte dei debiti aziendali si sia dovuta vendere la casa di famiglia e l’auto…bene questa famiglia (esiste) non ha diritto a niente.

E intanto le banche si prendono tutto, la gente continua a non capire in quale girone infernale ci siamo infilati e c’è chi perde tempo ad ascoltare le lotte in politichese della tv. Io vedo rosa, sempre, ma non mi piace quando mi danno un bicchiere d’acqua dicendomi che mi devo convincere che è grappa. Come sempre. Fate voi.

R.C.

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