La Locandiera di Sua Maestà Carlo Goldoni a Rifredi

Al Teatro di Rifredi di Firenze, dal 23 al 25 gennaio, uniche date in Toscana, la Compagnia Proxima Res propone la sua versione della Locandiera di Carlo Goldoni. Nella messa in scena diretta da Andrea Chiodi, gli attori Caterina Carpio, Caterina Filograno, Tindaro Granata, Mariangela Granelli e Fabio Marchisio (in ordine alfabetico) muovono delle bamboline in legno e dialogano con loro, proprio come faceva il grande commediografo veneziano nella sua infanzia. Ne abbiamo parlato con Tindaro Granata e con Mirandolina, ovvero Mariangela Granelli.
Tindaro, cosa dobbiamo aspettarci da questa Locandiera?
“Sarà sorprendente, perché l’idea di Andrea Chiodi è davvero originale. Per prima cosa c’è da dire che lo spettacolo ha inizio con noi attori, che leggiamo alcuni brani tratti dai Mémoires di Goldoni, proprio sul personaggio di Mirandolina e questo pone lo spettatore di fronte ad una messa in scena nella messa in scena. Ci sono delle bamboline che rappresentano tutti i personaggi della commedia e ogni attore si relaziona ad esse a seconda del momento in cui ci si trova nella storia. Come se ogni attore fosse artefice del proprio personaggio e se ogni personaggio prendesse vita dalla lettura del testo e non dalla convenzione teatrale nel senso più classico del termine. Sarà visionaria perché l’allestimento curato da Margherita Baldoni propone uno spazio senza tempo e un luogo indefinito, con pareti fatte di tantissimi abiti appesi. Le parrucche settecentesche sono fatte con la raffia, quella che si usa per legare i pomodori e gli ortaggi. I costumi sono di materiali diversi, dal cotone alla plastica. Noi recitiamo sopra un tavolo e a volte (luogo altro, come se i personaggi ascoltassero tutta la vicenda da altre stanze) anche sotto il tavolo! Sarà divertente perché, nonostante la nostra rivisitazione e la bella regia di Chiodi, i meccanismi della commedia sono rispettati e maggiormente messi in luce, come Goldoni li ha scritti e concepiti”.

In che cosa la Locandiera tua e di Chiodi è classica e in che cosa innovativa?
“Classica perché, nonostante sia stato adattato alla nostra compagnia (per esempio siamo cinque attori che ricoprono otto ruoli), il testo di Goldoni è messo in scena in modo quasi integrale e questo è un pregio perché se ne può cogliere la bellezza e la complessità. È un autore che ci parla ancora da più di due secoli perché è riuscito a fare da specchio alla sua società che è la società delle maschere della commedia dell’arte dalla quale tutti noi veniamo. Sicuramente la nostra messa in scena è innovativa perché Chiodi ha avuto l’intuizione di raccontare Mirandolina come se fosse una sorta di Don Giovanni al femminile. Con le dovute distanze, certo, ma con un’anima in eterno conflitto tra la sua natura e la sua condizione di donna”.


Perché Goldoni, se lo è, è ancora attuale?
“Perché il modo acuto e feroce di raccontare gli uomini e le donne dei suoi tempi ha superato il tempo stesso. È stato uno dei primi in Italia, se non il primo, a raccontare il suo tempo senza l’idea che esistesse un inconscio e una psicologia per ogni personaggio o persona. Eppure gli uomini e le donne da lui raccontati descrivono benissimo di cosa sono fatti. Perché adesso io sono qui a parlarne con te e qualcuno leggerà. Il protagonista è lui: sua maestà Carlo Goldoni”.
La parola, poi, a Mirandolina, ovvero Mariangela Granelli…
Cosa significa oggi interpretare Mirandolina?
“Soprattutto oggi, in cui purtroppo sentiamo parlare quotidianamente di violenza sulle donne e sono ancora necessari movimenti femministi, come per esempio il Mee To, in cui purtroppo dobbiamo ancora lottare per superare gli stereotipi di genere, interpretare il ruolo di Mirandolina credo abbia una forte funzione culturale e sociale. Mirandolina è imprenditrice. Una donna che ha saputo farsi da sola, rimasta orfana ha saputo assumersi una complessità di ruoli, che gestisce con autorevolezza maestria e intelligenza. È una donna forte, capace di gestire i suoi affari, facendo funzionare al meglio la propria locanda. Una grande lezione per i maschi, che ci vogliono ‘un passo indietro a loro’!”
Come hai reso ancora più attuale il tuo personaggio?
“A questo proposito, mi sono trovata decisamente d’accordo con la proposta del regista di farmi lavorare su Mirandolina come se fosse un po’ un Don Giovanni, con un’energia più maschile, epurata da quelle svenevolezze seduttive che l’hanno resa nel tempo un cliché. Mi ha suggerito di imparare alcuni motivi dell’opera di Mozart e di utilizzarli durante lo spettacolo. Ho costruito il personaggio in modo che le sue strategie vincenti siano la capacità di ragionamento fuori dagli schemi, la dialettica brillante, e non appunto la seduttività attraverso la bellezza o le moine”.

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