La marcia di Radetzy e il Maggiolino

Che differenza c’è fra l’incalzante Marcia di Radetzy e il mitico Maggiolino della Volkswagen?
Nessuna, alcune o tante? Proviamo a interrogarci all’indomani dell’assurda polemica sul concertone viennese di Capodanno.

Concerto di Vienna, l’appuntamento di Capodanno

Da 80 anni puntuale non c’è Capodanno senza il concerto della Wiener Pilarmonike, trasmesso in televisione in ben 95 paesi del mondo e che si chiude con la trionfante Marcia di Radetzy dopo averci fatto emozionare fra polke e valzer.

Quell’arrangiamento degli anni trenta

Ebbene, dopo 80 anni dall’esordio del 1 gennaio 1940 del concerto si scopre che la celeberrima marcetta composta per celebrare nel 1848 la riconquista di Milano dopo le cinque giornate e la battaglia di Custoza è nazista.
Mai avrebbe pensato tale Leopold Weinenger anonimo musicista austriaco, di salire alla ribalta per aver orchestrato quella che Johann Strauss padre aveva pensato per una piccola orchestra.
Mai avrebbe pensato che quella sua adesione al nazismo nel 1932 – peraltro obbligatoria così come lo è stata per il Papa benemerito Benedetto XVI – fosse stata “scoperta” 80 anni più tardi!

E non lo avremmo potuto nemmeno immaginare se il falso buonismo di questi tempi malati non fosse sceso in cattedra.
Per fortuna ci ha riso parecchio sopra anche il direttore lettone Andris Nelsons.
Una proposta di falso buonismo così ridicola al punto che, il maestro d’orchestra non solo non l’ha eliminata dal programma ma l’ha fisicamente enfatizzata in mondovisione richiamando il pubblico al ritmato battimani. Nessuna censura come richiesta dai buonisti di ottant’anni dopo e nemmeno per il proibitissimo battimani.
Solo una naturale rivisitazione artistica meno militaresca e più “dolce”.

Il maggiolino del Mein Kampf mito mondiale

Se la marcia di Radetzy va proibita perché non demoliamo anche la Stazione di Santa Maria Novella e quella di Milano?
Possiamo anche cancellare a colpi di ruspa tutto il quartiere dell’Eur a Roma, buttare giù lo stadio Franchi di Firenze e cancellare la Mostra del Cinema di Venezia e la Coppa Volpi di ciclismo.
E poi c’è lui il Maggiolino. Per un gioco del destino mondialmente celebrato per essere uscito fuori produzione proprio mentre si dibatteva sulla marcia di Radetzy

“L’auto del popolo” va in pensione

E per un altro gioco del destino il maggiolino va in pensione dopo 80 anni. Apparve per la prima volta sulle strade (tedesche) nel 1939 col nome di KDF Wagen (Kraft Durch Freude Wagen), ovvero “Auto della forza attraverso la gioia” dopo essere stata fortemente voluta da Adolf Hitler (che non aveva neanche la patente, ma era appassionato di auto) come “vettura per il popolo tedesco” al punto da dettarne caratteristiche e prezzo “per rompere l’egemonia motoristica delle classi sociali più elevate”, come aveva scritto nel Mein Kampf.
Eppure il Maggiolino è ed è sempre stata un’icona senza tempo, protagonista anche di film di successo e celebrata come “auto del popolo” ignorando che quella definizione si trova nel libro simbolo del nazismo ed ha come autore Adolf Hitler.
Eppure negli stessi giorni in cui si voleva oscurare il concerto di Capodanno il “nazista” Maggiolino veniva celebrato in pompa magna in tutto il mondo.
Negli Usa si realizza addirittura uno spot di commiato dal titolo “L’utlimo miglio” in cui la famosa auto si avvia al pensionamento omaggiata da una folla festante della quale fanno parte anche Kevin Bacon protagonista di Footloose ed Andy Warhol che inserì il Beetle nella sua serie di Ads del 1985. Ad accompagnare questo ultimo viaggio nella storia del Maggiolino si sono scomodate addirittura le note di “Let it be” dei Beatles.
Ma a nessuno, nemmeno 80 anni dopo è venuto in mentre che il Maggiolino era nazista…

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