La perdita delle zone umide e la biodiversità a rischio.

Legambiente promuove la giornata mondiale delle zone umide. Non solo eventi, ma un allarme concreto per l’ambiente.
“La vita prospera nelle zone umide”. Ecco lo slogan con cui Legambiente lancia la campagna 2020 per la valorizzazione di paludi, acquitrini e torbiere che ricorre domenica 2 febbraio.

La ricorrenza cade non a caso in una data palindroma e se pensate che in diecimila anni le date palindrome sono state solo 366 che scendono addirittura a 108 negli anni bisestili come il 2020 capite quanto questo giorno sia importante.

Data palindroma rarissima come rischiano di diventarlo a breve, se non s’inverte la tendenza, anche le zone umide. Vere fonti di vita del pianeta.
Al di là delle Grete che credono che la plastica sia il male assoluto e girano lo sguardo dall’altra parte davanti (ad esempio) allo sterminio di massa dei loro coetanei africani costretti ad estrarre (e a morire) nelle miniere di coltan per un videoballetto in più sul social del momento noi vogliamo in questo 2 febbraio 2020 parlare delle zone umide.

Si definiscono così quegli specchi d’acqua, naturali o artificiali che siano, preziosissimi per la natura. La loro funzione è difendere le biodiversità e proteggerci dai cambiamenti climatici.
Sono “l’hub” principale degli uccelli migratori e forniscono cibo essenziale alla popolazione mondiale.
Ma sono sempre meno e nel giro di una decina d’anni potremmo dire addio a molte zone umide e con esse a un milione di specie animali e vegetali.

Guardando al 2030 solo per l’obiettivo del carbon free ignorando bellamente tanti altri aspetti della salvaguardia della natura ci costerà caro. I dati sulla perdita delle zone umide a livello mondiale è scioccante.
Questi ecosistemi scrigno di biodiversità svolgono funzioni fondamentali per la salvaguardia del benessere dell’uomo.
Contribuiscono alla lotta ai cambiamenti climatici (le torbiere immagazzinano il 30% di carbonio terrestre); assicurano acqua potabile (le paludi rimuovono gli agenti inquinanti e purificano l’acqua); presentano le condizioni ottimali per l’alimentazione, la riproduzione e il rifugio di molte specie ornitiche, rettili, mammiferi ed altri organismi ( il 40% delle specie vive o si riproduce nelle zone umide); forniscono lavoro (circa un miliardo di persone trae sostentamento dalle zone umide); sostengono l’economia (ogni anno si registra un giro d’affari di 47 trilioni di dollari in servizi essenziali nelle zone umide).

In base ai dati del WWF report 2018, il 40% delle specie viventi è legato alle zone umide. Ma le stiamo distruggendo con alterazioni ambientali antropiche e per colpa dell’agricoltura intensiva.
Poi c’è l’aumento delle temperature e la diminuzione delle piogge, inoltre, questi habitat potrebbero scomparire
lasciando posto al deserto ovvero, se vicine al mare, essere sommerse con l’erosione delle coste.

L’87% delle zone umide del mondo sono andate perse negli ultimi 300 anni a causa delle condizioni ambientali, ecco perché salvarle dall’estinzione è salvare il pianeta.

Numeri drammatici confermati da Legambiente dopo l’elaborazione di un focus sull’argomento. Per questo che nella data palindroma, al di là dei miti e leggende su questa giornata rara, ha organizzato oltre una trentina di iniziative, tra visite guidate, birdwatching e convegni, da Nord a Sud d’Italia, per sensibilizzare sul ruolo di paludi, acquitrini e torbiere.
Il responsabile nazionale Aree Protette e Biodiversità di Legambiente, Antonio Nicoletti, nel rilevare che il 2020 “sarà un anno cruciale per il raggiungimento degli obiettivi sulla tutela della biodiversità e per salvaguardare queste zone oggi in pericolo” e valorizzarle, lancia la proposta di “prevedere una maggiore sinergia tra Direttive europee Acque, Habitat e Uccelli“.

Legambiente ricorda che, secondo la lista stilata dalla Convezione di Ramsar del 1971, sono oltre 220 milioni gli ettari coperti dalle zone umide nel mondo, rifugio per volatili, piante, mammiferi, anfibi, pesci e invertebrati.
Di questi, 82.331 ettari (circa 15.000 con superficie agricola) si trovano in Italia, Paese che conta 65 siti Ramsar e, in totale, 1.520 zone umide secondo l’inventario del Pmwi (il Pan Mediterranean Wetland Inventory di Med Wet).
L’Italia vanta, inoltre, la più grande biodiversità d’Europa, ospitando il 37% della fauna euro mediterranea.
Tutto ciò è a drammaticamente a rischio.

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