Laura: nata due volte

15965605_10210372384404039_2775852546599431566_nTutti noi festeggiamo il compleanno. Ma non tutti possono festeggiare due compleanni l’anno.
Il privilegio lo ha solo chi ha avuto in sorte dal destino l’opportunità di rinascere. E la storia che vi raccontiamo è la storia di una rinascita. Una storia da non perdere quella di Laura.

Ultimamente il lavoro di cronista mi sta portando a intervistare tante donne. Donne diverse per età, professione, estrazione e esperienze di vita. Da ognuna di loro ho assorbito emozioni. Quelle che mi raccontano. Chi con più distacco, chi con enfasi, chi con passione.
Chi fa questo mestiere ha un grande privilegio del resto. Quello di poter riuscire col dialogo a entrare nell’io più intimo dell’altro. E questo privilegio deve trasformarsi, tramite la nostra penna in storie di vita da raccontare.

Fra le tante donne conosciute e intervistate un posto d’onore nella mia memoria l’avrà sempre Laura conosciuta a taccuino chiuso.

Una piccola grande donna. Apparentemente normale. Vita normale, famiglia normale, storia normale. Ma è nell’apparente normalità che si nascondono le storie più belle. E la sua lo è.

Noi che per mestiere di cronista invece di solito ci lasciamo stuzzicare dalle storie trasgressive, viziose, insolite, scandalose e corrotte. Quelle che nascondono la notizia. Quelle che il lettore vuole leggere e che l’editore ci ripete aiuta a “vendere”.
Che errore! Sono le storie apparentemente normali, come quelle di Laura che servono.  Anche a riscaldare il cuore e quanto ne abbiamo bisogno!

Laura in questi giorni ha festeggiato i 10 anni della sua ri-nascita. E gli ha festeggiati abbracciata dal calore delle persone che più gli sono care. E il destino ha pescato nel mazzo e unito intorno allo stesso tavolo le persone più care della sua prima e della sua seconda vita.

Laura racconta con la semplicità necessaria la sua storia. Una storia difficile. Racconta di quando dieci anni fa era in una cameretta sterile di un ospedale italiano ad aspettare la sua nuova vita.
Guardava fuori da quella finestra aspettando e pensando. Pensava al suo bimbo piccolo che aveva abbracciato e salutato prima di entrare in quell’ospedale fingendo normalità quando invece non sapeva se lo avrebbe rivisto. Pensava che avrebbe voluto fortemente poterlo accompagnare a mangiare un gelato, accompagnarlo a scuola, vederlo fidanzarsi.

Ma quel linfoma non Hodgink che già l’aveva costretta alcuni anni prima allo stesso calvario era tornato a fargli visita. Più aggressivo.
Aveva avuto però la sua chance. E la stava aspettando in arrivo dal Canada. Laura sorride spesso quando racconta la sua storia, anche se spesso l’emozione la tradisce e la sua voce si strozza. Sorride perché sa che lei ha avuto l’occasione. Quella che capita solo a uno su 100.000.

La sua occasione sotto forma di cellule staminali stava arrivando. Era ben stretta nelle mani di Massimo un altro protagonista suo malgrado di questa bella fiaba moderna.
Massimo è uno degli uomini e delle donne del Nucleo Operativo di Protezione Civile logistica dei trapianti un’organizzazione di volontari che girano il mondo per ritirare e consegnare la VITA (il maiuscolo ha il suo perché).
Anche lui, come Laura è una persona normale, apparentemente aggiungo. Perché non tutti dedicano alcuni giorni della loro vita in giro per il mondo a fare questo. Ma se lo vedi anche lui è normale. Ma anziché Massimo poteva essere Stefano, Antonio, Marzia, Marcello, Mariella, Maurizio, etc…

Massimo mentre Laura pensava e sperava era appena sceso dalla scaletta dell’aereo che dal Canada, dopo un viaggio di molte ore lo stava portando insieme alla sua valigetta che conteneva la vita alla sua metà. Quell’ospedale.

Ma Laura non sapeva chi era Massimo e per Massimo Laura era solo un codice scritto sui fogli accompagnatori di quelle sacche di sangue che poco dopo, goccia dopo goccia gli avrebbero donato la sua nuova vita.
Ma chi era Laura non lo sapeva nemmeno il terzo protagonista di questa storia. E non lo sappiamo nemmeno noi.
L’unica cosa che sappiamo di lui è che è un ragazzone canadese di un metro e novanta e meno di trent’anni di età che aveva deciso di fare un gesto per lui normale ma straordinario: donare il suo midollo osseo per salvare la vita a uno sconosciuto che si trovava dall’altra parte del mondo.

Dieci anni dopo Laura racconta la sua storia. Lo fa brindando con gli amici più cari della sua prima e della sua seconda vita. Accanto a lei il marito e quel bimbo ormai diventato un ragazzone. A stringerli la mano Massimo quello speciale postino della vita che i social network gli hanno fatto conoscere e che spesso gli è vicino quando si racconta. E sulla torta dove sono le dieci candeline da spegnere è in bella mostra la bandiera del Canada. Patria di quel ragazzone sconosciuto che nel frattempo si sarà fatto uomo.

E il bello è che il cronista che scrive, in realtà Laura non l’ha mai realmente intervistata. Con lei non è necessario farlo. Basta ascoltarla e farsi trascinare dalle emozioni…

[author] [author_image timthumb=’on’]http://www.firenzewow.it/wp-content/uploads/2016/08/Nadia.jpg[/author_image] [author_info]Nadia Fondelli[/author_info] [/author]

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