Lotta contro i mulini a vento?

prendo spunto da tre cose: da un post letto su Fb (che vi metterò per intero), dalla notizia che un pusher è stato rimesso in libertà perché “Vendere droga è la sua sola fonte di sostentamento” (peraltro notizia allarmante ma non vera perché si parla di tribunale del Riesame e misure cautelari ma sicuramente atta a far insorgere il popolo della rete) e l’altra i video choc dei maltrattamenti degli immigrati in Libia che Avvenire aveva attribuito ad un fermo immagine del filmato mostrato al papa su quanto accade nei centri di detenzione e che invece gira da un anno e non si sa a cosa si riferisca.
La prima domanda è quella che ci poniamo quasi tutti. Perché continuiamo a vivere in questo paese. Perché forse è vero questo: siamo degli inguaribili romantici.
Siamo come quelle donne che accettano di essere picchiate dal proprio uomo. Trovano per anni scuse su scuse, “era nervoso”, “aveva mal di testa”, l’ho provocato”. Queste donne non si allontanano, rimangono attaccate all’oggetto amato e più vengono maltrattate e più aumenta in loro lo spirito da crocerossina, quell’ “Io lo salverò” che unisce la vocazione da martire a quella io sono Wonder Woman e posso fare tutto e sopportare tutto.
Ecco gli italiani sono così. Rassegnati? Parrebbe di no almeno a leggere i leoni da tastiera dei social che fanno come le signore di cui sopra quando parlano con le amiche “basta, domani chiudo”, “ finisce qui giuro che non ci ricasco”.

20170526_203502
E allora la riflessione è che siamo innamorati persi di questo paese a tal punto che amiamo i suoi difetti, accettiamo anche le sue cattive compagnie, le sue brutte abitudini, la sua lungaggine, la sua saccenza (o saccenteria come preferite –Crusca docet), la sua impreparazione, il suo cattivo umore, le sue grida, le sue imprecazioni e cafonaggini, i suoi schiaffi e i suoi pugni.
Però, c’è un però dal mio punto di vista, se continuiamo a lamentarci senza fare niente, a darci botte tra destra e sinistra, a credere a tutto senza mai approfondire (perché farlo porta via tempo e fatica) come pensiamo di poter rendere l’Italia il posto al mondo più bello dove poter vivere?
Siamo i primi ad accusare, alzare il dito contro questo e quello senza mai verificare, andare fino in fondo. Se non ci piacciono i giudici che applicano le leggi forse vanno cambiate le leggi non i giudici,  a cosa serve inveire senza andare a leggerci come funzionano la legge italiana e credere che “gli asini volano”.

ASINI-CHE-VOLANO_n-(1)

L’Italia è un paese di cui ci si innamora facilmente, scorcio dopo scorcio e su tanta bellezza abbiamo permesso che venissero fatti “tatuaggi” orribili tanto per far lavorare l’amico tatuatore di turno. Ecomostri che la gente pare essersi dimenticata, denaro buono per far funzionare quelle stesse cose di cui ora ci lamentiamo. Allora perché nel nostro piccolo non cerchiamo di migliorare partendo dalle cose che ci circondano, a cancellare quei piccoli tatuaggi che sembrano nei ma che messi gli uni accanto agli altri fanno un tatuaggio enorme?  La spiaggia è fatta di tanti granelli di sabbia.

Alternative ne abbiamo?

Abbiamo due alternative: o scappare o parlare di meno e rimboccarci le maniche lavorando davvero tutti insieme, ascoltando davvero chi ha bisogno.
E quando parlo di chi ha bisogno intendo anche il vicino di casa che per dignità non sentirai mai dirti “non vado in vacanza da otto anni e non metto in tavola una bistecca dallo stesso tempo perché spesso non riesco neanche a pagare le bollette perché in casa mia entra un solo stipendio e non tutti i mesi”.
Provate ad andare a dire ad un politico: non so come fare la spesa. Sapete cosa farà? Vi rimanderà ai servizi sociali che in Italia non esistono oppure alla Caritas ma non muoverà un solo dito per aiutare voi perché la sua unica paura è quella di poter essere accusato di “aver comprato voti”. Pensa a se stesso non certo alla persona bisognosa che ha davanti in quel momento. E questo vale per tutti noi.

sea-797970_1920
Ecco se invece si partisse non dai “massimi sistemi” ma si iniziasse a guardare ciò che abbiamo vicino e poi piano piano allargassimo lo sguardo avendo fatto esperienza (aiutare davvero una persona a trovare lavoro vorrebbe dire capire quanto è davvero difficile trovarlo, fare esperienza degli inutili centri per l’impiego per un politico sarebbe utile) ci farebbe essere meno leoni da tastiera e più persone concrete.
Sarà che il mio lavoro mi porta ad ascoltare tanti politici e gente di tutti i tipi ma davvero più ne ascolto e più capisco che il problema del nostro paese siamo noi. Parole tante, fatti pochi, ascolto vero nessuno. E taccio sulla burocrazia (a cui sembriamo ormai rassegnati) e il burocratichese che ancora nel 2018 viene usato per scrivere documenti di ogni genere e sui ifunzionari scelti con il lanternino tra i più retrogradi reperibili sul mercato e incapaci di gestire e controllare il personale a loro affidato.

I mulini a vento

Bisogna guardare dentro le case per comprendere come sta realmente una situazione e capire che rendere efficiente un mezzo pubblico e anche abbordabile come prezzo è una conquista di civiltà, giusto per fare un esempio. Perché altrove, in paesi neanche tanto lontani, alcune cose funzionano e da noi non funziona quasi niente? Non è forse il caso di domandarsi ma davvero se non siamo noi, e nessuno escluso nemmeno chi scrive e chi legge, ad aver creato questa situazione.
Lungi da me dire che Salvini e il suo seguito fa bene o male o lo stesso di Maio con il suo movimento dico solo  che se questo governo è stato votato e va lasciato lavorare. Strano apese il nostro: ha lasciato lavorare un governo non votato dal popolo e non vuol far lavorare, e quindi metere alla prova, un Governo votato dal popolo che, per quanto mi riguarda, è sovrano.
Come è possibile che un paese si lamenti degli immigrati mandati a non far nulla in una qualunque cittadina per  poi protestare perché si sta cercando di far qualcosa per farsi ascoltare in questa finta unione di stati dell’Europa. Ho letto poco fa un altro post di un politico fiorentino che ha iniziato un botta e risposta con un cittadino, offendendolo più di quelli che accusava di essere “beceri e scorretti”. Politici? Forse politicanti cosa ben diversa.
Vorrei domandare ad ognuno di quelli che protestano come vive, se ha un lavoro, se ha i soldi per fare la spesa, se almeno un membro della famiglia ha un impiego fisso, se qualcuno si preoccupa di cosa accade nella sua famiglia, se si è dovuto indebitare per cercare di mandare avanti un’azienda che un fisco esoso fino all’impossibile alla fine gli ha fatto chiudere. Son sicura che tutti quelli che protestano su tutto e su tutti sono quelli che non hanno problemi economici.
Ovviamente capisco chi emigra per fame o guerre ma non è come sembra, ci sono molte cose da capire in un problema così complesso. Ci sono voci che raccontano altre storie, voci di chi ci vive e condivide i problemi ma che non sentirete mai. Poniamoci qualche domanda. Cosa vogliono farci vedere? Guardiamo un tg: in un servizio tragedie veere o resunte che siano, in quello dopo spiagge affollate e gente che si diverte.
Sarà che il mio lavoro mi porta ad ascoltare tanti politici e gente di tutti i tipi ma davvero più ne ascolto e più capisco che il problema del nostro paese siamo noi. Parole tante, fatti pochi, ascolto vero nessuno. E taccio sulla burocrazia e i funzionari scelti con il lanternino tra i più retrogradi reperibili sul mercato e incapaci di gestire e controllare il personale a loro affidato.
Tornando al post del mio amico di Fb il suo resoconto parla chiaro. Chi ha figli come può dire loro resta in questo paese a cuor leggero? In un paese dove un ponte così importante si briciola sotto il peso di un fatalismo generale (chiunque sia passato negli ultimi anni su quel ponte “sentiva” che non era sicuro e non vedeva l’ora di superarlo ma nessuno lo ammette) e c’è chi dice al governo in carica che si deve dimettere (come se lo avesse fatto costruire lui) invece di lavorare insieme per non fare più gli stessi errori, come fai a dire ad un ragazzo resta qui?

R.C.B
POST FACEBOOK
Paolo Marcheschi amarezza con Vanni Marcheschi e Irene Marcheschi.
5 h ·
Ragionamento qualunquista di fine vacanza:
Quando si va all’estero x pochi giorni si fanno i paragoni e i giovani portano con se alcune valutazioni e aspirazioni di fuga superficiali che un babbo deve sapere controbattere con fermezza:
“Sembra tutto bello ma viverci poi è caro, Amsterdam è la città del vizio, è piena di contraddizioni questi Musei moderni si incastonano nei Palazzi antichi, le Chiese davanti ai Coffee shop e le deprimenti vetrine a luci rosse… e giù..sembrano libertini ma puniscono severamente chi spaccia e chi usa droghe pesanti.. poi… ste bici giganti paiono cavalli.. c’è umido in questi canali… chissà quanto costano sti appartamenti lungo i canali.. e via così…
Vabbè ma intanto è per un Erasmus… potrebbe essere bello studiare e lavoricchiare qui… sanno tutti almeno 2 lingue, c’è stata molta integrazione e non usano la macchina perchè i trasporti pubblici funzionano, hanno piste ciclabili accanto a tutte le autostrade (gratuite) se hai la macchina paghi ma trovi parcheggio, la sanità funziona benissimo, sono laboriosi e sorridenti.. hanno stipendi medi da paura e costi molto inferiori ai nostri, hanno Van Gogh ma anche le mostre di Banksy e sono anche belli/e sti/e olandesi… vabbè

comunque lo sapete come la penso è doveroso fare esperienze all’estero per aprirsi, confrontarsi col mondo e levarsi il ditino..ma poi si torna a casa a cercare di migliorare il proprio paese, la nostra meravigliosa Italia.
Troppo facile scappare dall’Italia, anche voi dovete dare il vostro contributo, scegliete voi avete 3 possibilità: 1) si accetta e si convive 2) ci si impegna per migliorarla.3) si contesta attivamente e senza violenza.

Tornati a Pisa: l’aeroporto funziona, il treno x Firenze non lo prendiamo (è pieno di vu cumprà che non pagano il biglietto e ci si incazza subito) tanto c’è il bus. Arrivati a Firenze ore 21.10 coda nel sottopasso. (Vedi anche in Italia ora lavorano di notte!). Ok ma c’è la coda… sempre ..tanto x cambiare.
Si scende e si prende il Taxi. Non c’è. Vabbè si sale sui binari della Stazione e si va a prenderlo là. Il passaggio è chiuso.
Chiamiamo i Taxi. una due tre volte, rispondono che non ci sono macchine a disposizione. Alle 21.30!
La nostra non è rabbia è rassegnazione ma anche vergogna, tanta nel rispondere agli stranieri che ci facevano domande.
Mentre i ragazzi abituati ai disservizi scuotevano la testa, ci incamminiamo muti con i trolley a prendere una Enjoy. Un km distante in Piazza Unità d’Italia.
Passiamo davanti a lavori, binari, cantieri infiniti e spacciatori, tanti, neri, grossi. Davanti al Mc Donald e giù di li.
Altri stranieri usciti dalla stazione che chiedono indicazioni, altra vergogna.
A casa.
La Tv dice che un giudice ha indagato Salvini, e che a Milano un pusher è stato rimesso in libertà perchè “Vendere droga è la sua sola fonte di sostentamento” http://www.ilgiornale.it/…/pusher-rimesso-libert-si-mantien…
“Babbo la 2) la lascio a te che sei ancora un romantico … io penso alla opzione che non hai detto, la 4) rassegnarsi e andarsene.

 

Dal momento che sei qui …
… abbiamo un piccolo favore da chiedere. Firenze Wow è indipendente dal punto di vista editoriale, il che significa che il nostro giornalismo è libero da pregiudizi commerciali e non è influenzato da proprietari miliardari, politici o azionisti. Nessuno modifica il nostro editor. Nessuno dirige la nostra opinione.
Questo è importante perché ci consente di dare voce a chi non ha voce, sfidare i potenti e tenerli in considerazione. È ciò che ci rende diversi rispetto a tanti altri nei media, in un momento in cui i rapporti attendibili e onesti sono fondamentali.

Sempre più persone stanno leggendo il giornalismo indipendente di Firenze Wow e a differenza di molte organizzazioni di notizie, non abbiamo creato un paywall: vogliamo mantenere il nostro giornalismo il più aperto possibile.
Quindi puoi capire perché dobbiamo chiedere il tuo aiuto. Lo facciamo perché crediamo che la nostra prospettiva sia importante, perché potrebbe anche essere la vostra prospettiva. Per un minimo di 1 Euro, puoi supportare Firenze Wow – e richiede solo un minuto. Grazie.
IBAN: IT27 E061 6002 8051 0000 0003 903  

Be the first to comment

Leave a Reply

L'indirizzo email non sarà pubblicato.


*