Lutero tra la misericordia e l’eresia: la scommessa di Antella per un teatro fuori dagli schemi

Dalla trasgressione della Venexiana alle tesi protestanti di Martin Lutero il salto è solo apparentemente lungo.

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L’epoca è, infatti, la stessa, la prima metà del ‘500. Siamo comunque in Europa. Timori e tremori del continente si muovono e smuovono coscienze e addomi in maniera diversa, ma costantemente e inesorabilmente coeva e potente.
Così non stupisca se Riccardo Massai, direttore artistico del Teatro di Antella (Bagno a Ripoli, Firenze), le affronti da par suo distanziandole di poco: c’è solo una ventina d’anni fra le tesi di Lutero e i fatti dell’anonima commedia erotica, poco più di una settimana fra le due messe in scena di Massai, due o trecento metri fra il teatro, dove abbiamo visto La Venexiana, e il Cimitero Monumentale della Misericordia di Antella, dove è stata rappresentata la vicenda del teologo sassone.
I poli opposti, le apparenti antitesi, il bene e il male, il male e il bene, l’eros dichiarato e quello che comunque si cela nell’insistente ricerca di un rapporto con la divinità, il dolore e l’amore sono sempre più vicini di quanto superficialmente non si pensi.23584203_10212929857073107_2044143731_o
Così, oggi, ad Antella è andato in scena il percorso di un uomo, Martin Lutero, della sua ipersensibilità, della sua visione dell’universo e del trascendente, della sua impossibilità a fare un passo indietro nella scoperta di ciò che è giusto, è fede, è amore di fronte a Dio, un percorso fatto di bella intestina, di tormenti indicibili, di sguardi e squarci in avanti, di notti insonni e spasmi, di domande e speranze.
L’adattamento del testo di John Osborne, ottimamente curato da Massai, si nutre di una grande interpretazione di Simone Rovida, che ci restituisce un Lutero modernissimo, le cui emozioni hanno un andamento che definiremmo kubrickiano: superano la pelle d’oca per dirigersi come stilettate nello stomaco, dove è più facile che rimangano e colpiscano lo spettatore. Ma il protagonista non è solo in questo cammino all’interno degli splendidi corridoi e ambienti dell’ottocentesco cimitero antellese: gli altri attori, tutti eccellenti, si muovono intorno a lui e contemporaneamente vivono di vita propria, regalandoci alcuni momenti da ricordare, grazie anche alla fantasia e alle citazioni più o meno consce di Massai.23547244_10212929856553094_768529464_o
È così che, oltre alle sofferenze del giovane Lutero che da subito intuisce che nel mondo le cose non vanno come dovrebbero, non dimenticheremo il suo intenso colloquio con il padre Hans, il prepotente ingresso in scena del venditore di indulgenze Tetzel (che ci ha ricordato il colonnello Landa, alias Christoph Waltz, di Inglourious Basterds), la visione alla Paolo Sorrentino del cardinale e del ciambellano che attendono di ricevere Lutero, né l’ambientazione un po’ stile The Walking Dead del coinvolgente finale.23558054_10212929858513143_1391434407_o
Eretici anche noi nella nostra recensione? Forse sì, ma quando la raffica di sollecitazioni attacca direttamente la bocca dello stomaco, gli effetti si dipanano a volte senza sosta né barriere dal centro alla periferia del nostro corpo e viceversa. Come accade al grande Lutero di Massai. Come accade all’Europa. È così che tutto può accadere, anche che nasca la riforma protestante.
Chi non era presente oggi ad Antella, sappia che ha un’altra occasione domenica 19 novembre.

Visto al Teatro Comunale di Antella (Bagno a Ripoli, Firenze) domenica 12 novembre. Ultima replica domenica 19 novembre ore 15.30. LUTERO di J. Osborne. Adattamento di Riccardo Massai. Con Simone Rovida, MARTINO; Rosario Campisi, WEINAND e ECK, segretario; Maurizio Pistolesi HANS, padre di Martino e LEONE X, papa; Gianni Andrei, TETZEL, venditore d’indulgenze e MILTITZ, il Ciambellano; Paolo Biribò, GAETANO, cardinale; Ettore Marrani IL CAVALIERE. E con MATTIA MOSCHI. Sound designer VANNI CASSORI. Costumi OLIMPIA BOGAZZI. Regia RICCARDO MASSAI. Si ringrazia la Fondazione Pubbliche Assistenze.

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