Masturbazione enoica

Cork screw and wine bottleOpening a wine bottle with a corkscrew in a restaurant
Cork screw and wine bottleOpening a wine bottle with a corkscrew in a restaurant

Capita sempre più frequente sui social di imbattersi in immagini quantomeno equivoche che, rispecchiando stereotipi che pensavamo avere lasciato per strada insieme al Novecento e invece si ripresentano più vividi che mai.

Pensavamo di esserci lasciati alle spalle le equivoche e stucchevoli allusioni di alcune pubblicità , peraltro poi ritirate perché non dignitose.

Pensavamo di esserci lasciati alle spalle lo stereotipo “donna, motori e alcol” o l’indegna abitudine di promuovere una bordolese con l’immagine di una donna ammiccante e invece…nel terzo Millennio, sotto nuova forma e nuova foggia, spopolano le reginette di bellezza con bottiglia e i masturbatori enoici.

Le prime diventano le esperte del settore e i secondi i clienti delle cantine.
La bordolese si fa ora sinuosa e illuminata sapientemente per ricordare le curve del corpo femminile e ora fallica per prestarsi con l’illuminazione soffusa da tabarin ad altre interpretazioni.
Fatto sta che, in poche parole, nell’epoca dei femminicidi, dove si pensa che la donna sia considerata inferiore solo in certe culture e si mette scarpette e magliette rosse per pulirsi la coscienza si scopre che nel moderno ed evoluto occidente le figlie e le nipoti di coloro che scendevano in piazza gridando “l’utero è mio” divengono, per loro scelta, donne-oggetto che voluttuose per masturbazione enoica.

Spopolano sulla rete in gruppi che sono tutto un programma e le chiamano influencer, “perché hanno tanti follower” dicono…
Tetta, culo e bottiglia di vino tirano in “Vino e sesso“, “Vino e figa“ etc… tanto solo per citare qualche gruppo… molto seguito.
I masturbatori enoici della rete diventano così follower che aumentano (come potrebbe essere altrimenti) di giorno in giorno nel contatore del profilo delle reginette che si fanno fotografare in bianco e nero a colori sedute, sdraiate, davanti al mare o ai monti purché con bottiglia in mano ed etichetta in evidenza.

Ma orsù, mica vogliamo far credere ai produttori che questi follower siano davvero winelovers? Mica vogliamo illudere che il “mi piace” sia indirizzato all’etichetta e magari alla sua descrizione tecnica allegata in testo che nessuno legge?
Mica vogliamo far credere che con cotanta promozione l’azienda fortunata vedrà  impennarsi successo e vendite?
Mica vogliamo illuderci che l’occhio del follower cada davvero sull’etichetta e non sulla schiena, le curve più o meno esposte allegate?

Eppure… Eppure succede che sempre più aziende, frastornate dal fitto e brulicante pubblico di pseudo intenditori che si presentano in cantina professandosi esperti solo perché magari sanno distinguere un bianco da un rosso dopo un breve corso on line non ci capiscano più niente e pensano che gli esperti veri (giornalisti, critici, professionisti della comunicazione,etc…) possano passare tutti i week end per visite a scrocco e assaggi superficiali.

Purtroppo non ricordano che, roba di poco più di dieci anni fa, i veri esperti e professionisti si contavano su una mano (e anche oggi) e quando arrivavano in azienda visitavano capillarmente, domandavano anche quanti acini sono in un grappolo, rompevano le scatole fino allo sfinimento ma mai di sabato e domenica perché, come tutte le persone che lavorano, nel week end riposano.

Leggende metropolitane narrano addirittura di aziende vinicole più o meno importanti che ingaggiano a colpi da 50 e 100 euri (rigorosamente senza fattura) queste voluttuose signorine smutandate per foto con bottiglia per poter così essere ampiamente diffusi nel web…

Impossibile anche solo pensarlo, ma nella magica rete dei masturbatori enoici, forse, tutto è davvero possibile…

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