Migranti. Il mondo ignorato oltre il Mediterraneo

170720211343-agadez-digi-video-2-full-169Agadez città di carovanieri da sempre. Gli strani casi della storia vogliono che qui, secoli fa, siano transitati migliaia di schiavi destinati all’Europa.
Agadez, cuore del Niger, centro di traffico e smistamento di oro, sale, avorio e schiavi ieri e di hashish, eroina, cocaina, armi e schiavi oggi.
La differenza?

Che sono passati secoli e tutto è cambiato per non cambiare niente.

Unica differenza che, dopo la chiusura e l’esaurimento delle miniere di oro e uranio e le generose elargizioni umanitarie per un popolo alla fame i traffici di oggi sono direttamente finanziati dalla stessa UE.
Un paradosso.

Ma si finge di non vedere Agadez ficcando la testa come gli struzzi nella sabbia. La stessa sabbia che insieme all’argilla caratterizza le periferie della città  nelle mani dei trafficanti e dove si celano le “case di collegamento”.
La stessa sabbia che cela poi il destino dei 170.000 esseri umani che da Agadez (120.000 abitanti) sono transitati.

Secondo l’Organizzazione Internazionale delle Migrazioni sono 6000 a settimana le persone che ad Agadez passano, vengono celate nelle case e poi smistate e vendute dai ricchi mercanti.
Ad Agadez rimangono settimane e mesi, forse anni finché non spuntano i soldi per pagare il viaggio verso la Libia vissuto stipati e schiacciati su pick up che percorrono le ex tratte del contrabbando fra cunette e dossi dove chi ha la sfortuna di cadere rimarrà per sempre nell’immenso cimitero dei dimenticati; dove sempre si paga dazio ai posti di blocco improvvisati dai corrotti poliziotti nigerini. O si paga o si subisce violenza di ogni tipo.

La Libia piena di armi e di mille tribù è la meta finale del continente africano. Per chi ci arriva dato che, fonti sempre del’OIM, calcolano che il deserto faccia tre volte le vittime del Mediterraneo.
In silenzio e nell’indifferenza.

Libia e abbassa gli occhi.
Sono davanti a Blessing (nome di fantasia) su un marciapiede di periferia di Firenze esterno notte. Vent’anni più o meno, un velo di tristezza su profondi occhi neri. Occhi che hanno visto di tutto. Occhi che dovrei abbassare invece io dalla vergogna insieme a tutti gli europei che si bevono le chiacchiere che vogliono raccontarci sui media e ignorano Blessing e le altre migliaia di Blessing di cui sono pieni i nostri marciapiedi.
La sua cicatrice che taglia tutta la gola malamente coperta da una collanina di plastica racconta la Libia e le case di collegamento.
“Questa è la Libia – prosegue – e noi donne siamo fortunate perché ci violentano e salviamo la vita. Gli uomini sono sempre torturati specie mentre gli costringono a chiamare casa facendo sentire cosa gli stanno facendo per costringere la famiglia a pagare sotto minaccia che se non arrivano i soldi vengono uccisi.”
Ogni venerdì.

Ritmi scanditi, meccanismi rodati di una “macchina operativa” che funziona. Da Agadez si parte il lunedì e in Libia si muore di venerdì.

Ormai la tratta degli esseri umani è il business.
L’unica speranza per far mettere un tozzo di pane sotto ai denti ai nigerini pensionati delle miniere, ai corrotti poliziotti e funzionari che si smistano i fondi europei, ai tuareg e tubu che hanno rubato le armi e la benzina che furono di Ghedaffi e che oggi spadroneggiano fra gli “agenti di collegamento” e caricano i pick up destinazione Libia.

E pensare che nell’ottobre del 2016 la Cancelliera tedesca Merkel ha fatto una visita ufficiale in Niger e per un po’ dopo la sua visita tutto era cambiato.
I corrotti agenti di polizia erano diventati all’improvviso ligi al dovere facendo irruzione nei ghetti dove i migranti vengono stipati all’inverosimile per arrestare gli ex soci in affari.

Si voleva porre un freno alla tratta e il presidente nigerino Mhamadou Issoufou si era impegnato in prima persona davanti alla Cancelliera.
Ma tutto è durato poco. La fame è più forte della Cancelliera e il suoi amici d Bruxelles che chiudono gli occhi e lasciano il Nger al suo destino anarchico.

Del resto ogni trafficante di esseri umani si calcola mantenga un centinaio di famiglie….E anche i nigerini devono mangiare.
“Non ricordo quanto tempo sono rimasta ad Agadez ne quanto in Libia.” Riabbassa gli occhi e piange in silenzio Blessing.
La Libia quella che non vuole nemmeno raccontare l’ultima tappa prima del marciapiede d’Europa e dei campi di pomodori a basso prezzo sul mercato che ha fatto di John uno schiavo. John, quel giovane compagno di sventura che aveva conosciuto e con cui si stringeva forte la mano quando, nella casa di collegamento arrivava il venerdì e i carnefici pagati dall’Europa entravano e sparavano a cinque di loro per far spazio ai nuovi arrivi.

“Perchè ci chiede Blessing ignorate tutto ciò?”
E’ vero.

Ignoriamo Agadez, il deserto del Teneré e ignoriamo, proprio in questi giorni, le migliaia di migranti che l’Algeria riporta indietro, al confine col Niger e costringe, pistola alla tempia, a camminare verso sud. Che siano donne incinte e bimbi piccoli costretti a camminare ai 48 gradi e il sole del deserto che importa.

L’Europa sa e non vede confusa e persa solo fra le onde, evidentemente così alte da nascondere tutto oltre il Mediterraneo.

Nadia Fondelli

Be the first to comment

Leave a Reply

L'indirizzo email non sarà pubblicato.


*