Non c’è un pianeta B e allora ripartiamo da Greta, Felix e Salina

Greta, Felix e Salina non sono soli. Loro saranno adulti quando si ritroveranno con un pianeta devastato dal nostro averlo usato come pattumiera. Siccità, deforestazione, uragani e tempeste. Colpa nostra e cosa facciamo?

 

Greta Thunberg, Svezia
Greta Thunberg, Svezia

A pochi giorni dallo sciopero del clima che (finalmente) sbarcherà anche in Italia, peccato però di venerdì che da noi è solo l’occasione per un week end lungo, dobbiamo tutti ascoltare il grido dei giovani e cambiare profondamente, nel quotidiano, anche a costo di mettere da parte molte nostre comodità.
Nei giorni si sono riuniti a San Miniato (Pi) insieme a scienziati di fama

Felix Finkbeiner, Germania
Felix Finkbeiner, Germania

mondiale i giornalisti internazionali di settore per il XV forum della stampa ambientale. La tre giorni organizzata da Green Accord aveva il significativo titolo di “Foreste: il respiro della terra”. Un respiro che rischia di esaurirsi a breve se non invertiamo radicalmente e velocemente la rotta.

Dobbiamo farlo partendo dai giovani come Greta 16 anni, Felix 20 anni e Salina 21 anni.
Greta Thumberg col suo broncio

Salina Abraham, Eritrea
Salina Abraham, Eritrea

deciso ha affermato con la forza devastante della sua età che “You have no excuse, and we have no time” davanti ai grandi del mondo.
Felix Finkbeihner aveva solo 9 anni quando, dopo aver studiato la fotosintesi clorofilliana, ha deciso che doveva piantare un milione di alberi per salvare il pianeta; ora di anni ne ha 20 e con la sua campagna TrillionTreeCampaign.org di alberi ne ha già piantati un miliardo
Salina Abraham youth coordinator del Global Landscapes Forum gira il mondo a portare la voce dei giovani che lottano per l’ambiente e il loro futuro ponendosi come interlocutori culturalmente preparati e attivi e non come scavezzacolli urlanti.

Tre giovani da cui partire. Tre giovani che come noi dicono basta a chi continua per il suo profitto e sfruttare il pianeta, a chi mette in campo strategie negazioniste raccontando che i cambiamenti climatici sono un invenzione, a chi vuol nascondere che da come ci alimentiamo dipende il futuro del pianeta.
Lo dobbiamo al futuro dei nostri figli e nipoti. Lo dobbiamo agli oltre 200 attivisti l’anno uccisi solo perché vogliono impedire lo sfruttamento delle foreste, la depredazione delle terre degli indigeni, il genocidio del verde dall’Amazzonia al Congo, dal Messico alle Filippine, dall’India alla Colombia.
E attenzione, il problema non è così lontano dato che il pianeta in cui viviamo è lo stesso e che anche nazioni considerati motori dell’Europa come la Germania violano palesemente gli accordi firmati a Parigi chiudendo gli occhi davanti allo scempio della foresta di Heimbach – unica primaria rimasta in Europa – dove l’azienda energetica RWE nell’indifferenza della signora Merkel è stata sterminata per il 92% per estrarre lignite. Ebbene sì. Pare assurdo ma la grande Germania è così arretrata dal punto di vista energetico che utilizza ancora il peggior combustibile fossile esistente.

Agiamo tutti anche quando facciamo la spesa perché possiamo compiere una dirompente azione politica.
Leggiamo le etichette, riflettiamo sulla filiera del cibo su quanto packaging inutile c’è sui prodotti. Pensiamo ad esempio che mangiando 200 gr. di prosciutto sputiamo nell’aria un chilogrammo di anidride carbonica.

Diamo voce a questi giovani e non facciamo come il resto della stampa. Nel nostro Bel paese ad esempio, analizzando i principali sette telegiornali della sera su 49.000 notizie quelle a carattere ambientale sono solo 4.650 pari a un misero 9% e per lo più riferenti a “cronaca viva” di allagamenti, alluvioni, trombe d’aria, etc..
.
Aiutiamo Greta, Felix e Salina.

Be the first to comment

Leave a Reply

L'indirizzo email non sarà pubblicato.


*