Plastica. E se la soluzione fosse peggiore del male?

Tanto si parla oggi di plastica. La materia prima nata per essere eterna che la cattiva gestione degli esseri umani ha trasformato in un pericolo “usa e getta” non è il diavolo che ci vogliono rappresentare.
Non è un paradosso. É
un tema che merita una riflessione.

Iniziamo a chiarire innanzitutto che il problema non è la plastica che andremo a produrre ma casomai quella che irresponsabilmente abbiamo gettato nell’ambiente fino ad oggi. Quindi serve soprattutto pulire il mondo dalla plastica dispersa. É lì che dobbiamo intervenire, ma pochi hanno fornito soluzioni anche per eliminare le enormi isole di plastica dagli oceani.

Eliminarla ora che siamo consapevoli del danno che fa se non correttamente smaltita serve solo a mandare in crisi un comparto economico che da lavoro a tanti. Pensiamo che serva casomai creare moderni impianti di smaltimento e riutilizzo.
Anche Greenpeace lancia l’allarme quando afferma che, le soluzioni proposte dalle grandi multinazionali per combattere “l’emergenza plastica” sono inefficaci, non sostenibili e distolgono risorse e attenzione da strategie migliori.
Il rapporto dell’associazione ambientalista
Il Pianeta usa e getta. Le false soluzioni delle multinazionali alla crisi dell’inquinamento da plastica accusa infatti le grandi aziende di concentrarsi su strategie greenwashing in nome di un marketing “obbligato” ma in sostanza non risolvono il problema e consentono di mantenere un packaging usa e getta.

La soluzione casomai sarebbe ridurre il monouso e investire su packaging riutilizzabili, incentivare il vuoto a rendere e i prodotti sfusi.
Non ce lo raccontano ma sono tre le pratiche insospettabili che non fanno bene: gli imballaggi monouso in carta, le bioplastiche e investire per potenziare il riciclo della plastica.
A detta di Greenpace anche se all’apparenza sembrano scelte giuste non sono sostenibili a lungo e vediamo perché.

Facciamo i nomi e iniziamo dai primi grandi brand che hanno sapientemente cavalcato l’onda plastic free. McDonald’s, Starbucks e Neslté sono passati agli imballaggi usa e getta in carta.
E gli enormi problemi di deforestazione? La necessità anzi di riforestare per porre rimedio ai cambiamenti climatici?
Le foreste gestite responsabilmente con certificazioni ad hoc (come la Fsc) non sarebbero in grado di rispondere all’aumentata richiesta di carta e quindi si ricorrerebbe al mercato nero?
Non solo. La carta riciclata, specie quella utilizzata nel settore alimentare, è difficile da reperire sul mercato per colpa delle contaminazioni che si posso verificare durante il processo di riciclo. Talvolta invece non sono riciclabili i nuovi packaging a causa di errori tecnici di produzione.

C’è poi il grande caos delle bioplastiche, plastiche biodegradabili e plastiche compostabili che non sono la stessa cosa e generano confusione.
In realtà, ad esempio, una bioplastica non è automaticamente riciclabile e questo crea solo enormi problemi nello smaltimento. Peraltro provengono da colture ad uso alimentare umano e incentivano la deforestazione a causa della necessaria agricoltura industriale.
Le plastiche biodegradabili e compostabili, tipo quelle dei sacchetti dei supermercati, pensate per dissolversi negli appositi impianti non hanno sufficienti impianti di smaltimento ad hoc.
Solo il 31% della plastica viene poi realmente riciclata in Europa. Il resto dove finisce? Nella migliore delle ipotesi in discarica o negli inceneritori.
Gli impianti esistenti non sono in grado di stare al passo con l’enorme mole di plastica prodotta e che deve ancora essere smaltita.

Molte le associazioni ambientaliste che mandano un messaggio chiaro. Serve “correggere” la virata ambientalista. Vietare la plastica sarebbe un errore enorme che pagheremo caro.

Nel 2018 i ricercatori della Herriot-Watt University capitanati da David Buckland, capo dell’Institute of Chemical Sciences che ha guidato quel team scientifico afferma che bandire o ridurre l’uso di plastica avrebbe un impatto enorme sul modo in cui viviamo.
Ad esempio, sostituire la plastica con materiali alternativi come vetro e metalli costerebbe di più. Produrli richiede più energia e risorse da consumare, compresa l’acqua. Inoltre i nuovi imballaggi sarebbero più pesanti e il trasporto costerebbe di più in carburante e di conseguenza in emissioni di gas serra.
Siamo sicuri che sia cosa buona e giusta eliminare la plastica?

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