Quanta vita nei Camerini di Alessandro Riccio!

Il nuovo spettacolo di Alessandro Riccio, Camerini, che ha debuttato ieri sera, 28 gennaio, in prima nazionale al Teatro di Rifredi di Firenze, è a suo modo un happening.

Il dualismo narrativo sul quale è costruito divide la cosmologia esteriore ed interiore dell’artista in un front stage che si identifica con un’invisibile e quasi eterea messa in scena del Giardino dei ciliegi di Anton Cechov, classico senza tempo, e nel plurimo, fisico, caotico back stage del camerino, inteso come singolare collettivo e porto sicuro e insicuro per ogni attrice e attore.

Da una parte, quindi, la verità della finzione scenica, dall’altra il ‘di tutto di più’ della vita autentica, popolata da ognuno degli ingredienti che il quotidiano regala a ciascuno di noi: litigi, sotterfugi, smartphone, storie, forme virali, amori segreti, confessioni, social, scontri, sbronze, risse, fissazioni e fisime, strepiti e silenzi, guerre e paci.
L’autore/attore ci informa che è tutto vero: Riccio ha raccolto testimonianze e segreti di molti colleghi aggiungendo le proprie esperienze di vita teatrale e non.

L’attore è nudo, verrebbe quindi voglia di dire. Non ci sono più scuse né schermi: è nudo sia, irrazionalmente, come un verme messo a nudo, sia, razionalmente, come un nudista che ha scelto di spogliarsi di una maschera per indossarne centomila di nuove ad ogni istante del suo interagire con i colleghi. Un po’, ma solo un po’, come nello spettacolo dell’anno scorso che Riccio dedicò alle Serrature, di cui Camerini è a suo modo una sorta di sviluppo ed evoluzione: le chiavi sono state girate nelle toppe e il sommerso è venuto alla luce nella sua magnifica fragilità e varietà infernale.

Questa grottesca commedia umana esonda dagli stanzini dietro le quinte, lascia il palco in secondo piano, quasi silente, visto di spalle e – viene voglia di dire – di spalla, e si affolla di cose, parole, costumi, persone, sospiri, grida, voci, colori, stoffe, liquori, spinte, gelosie, citazioni, permalosità, contrasti, disastri, gioie, dolori, volti, corpi, con il consueto ed efficace barocchismo narrativo dell’artista toscano, che si accompagna qui ad altri quattordici validissimi interpreti: Miriam Bardini, Maravillas Barroso, Celeste Bueno, Sabina Cesaroni, Piera Dabizzi, Daniela D’Argenio Donati, Daniele Favilli, Amerigo Fontani, Ian Gualdani, Vieri Raddi, Duccio Raffaelli, Vania Rotondi, Maria Paola Sacchetti e Teresa Scaletti. Praticamente, contando anche Riccio, i quindici coreuti del coro classico dell’antica tragedia greca, così come lo sancì Sofocle. Qui, però, votati alla schiettezza e all’autoironia.

Si esce da teatro con la mente stracolma di sollecitazioni tutte da gestire, assimilare, digerire, magari rivedere. E un buon amaro ci sta che non basti, per lo meno non per un effetto immediato. Sì perché poi la notte porta consiglio e schiarisce le idee. E ti ritrovi a pensare e a chiederti: che sia su un palco, nei camerini o per la strada, non è la vita stessa ad essere così? Che il capocomico abbia ragione?
Repliche a Rifredi fino a domenica 2 febbraio: http://www.teatrodirifredi.it/it/stagione/spettacolo/camerini/

Be the first to comment

Leave a Reply

L'indirizzo email non sarà pubblicato.


*