Un Sinodo (volutamente) ignorato

Questa volta ha fallito anche il Papa. La manipolazione mediatica entra anche in Vaticano, dalla porta principale e “nasconde” il Sinodo scomodo fra tanto fumo e poco arrosto.

Per chi bazzica le tematiche ambientali da tempo e non è stato illuminato dalle parole di un ragazzina ma già conosceva, ad esempio, Felix Finkbeiner fin da quando cominciò a piantare i primi alberi, il Sinodo Speciale sull’Amazzonia lo considerava un appuntamento epocale.

Fortemente voluto dal Papa ambientalista e preparato da oltre un anno, nelle intenzioni doveva squarciare (finalmente) il velo dell’indifferenza sui reali problemi ambientali del pianeta.
Per chi non si fa distrarre della plastica e dei motori dell’auto come causa di tutti i mali del mondo che tanto infastidiscono la ragazzina a cui qualcuno addirittura pensava di assegnare il Nobel per la Pace (!) e in nome dei quali si svolgono scioperi (contro chi?) e si riempiono pagine di giornali e titoli di telegiornali proviamo a interrogarci sul vero degenere del pianeta.

Va ammesso che in Vaticano ci hanno provato. Ma hanno fallito anche loro dato che oggi, a conclusione del Sinodo, le agenzie di stampa titolano che “Forse in Amazzonia gli uomini sposati potranno diventare preti”.

Eppure durante la solenne messa in San Pietro lo stesso Papa Francesco ha chiesto d’impedire il saccheggio continuo della regione e la morte di tanti indios.
Esplicito e chiaro durante un passaggio dell’omelia: “Gli errori del passato non son bastati per smettere di saccheggiare gli altri e di infliggere ferite ai nostri fratelli e alla nostra sorella terra: l’abbiamo visto nel volto sfregiato dell’Amazzonia”.
Evidente il riferimento al genocidio in atto nelle comunità che vivono nell’immenso polmone verde del mondo e che rischiano di morire sotto l’azione criminale di gruppi assoldati da chi ha ha interesse a deforestare e sfruttare di risorse preziose.
Il Papa ha fatto cenno anche ai piani folli di alcune multinazionali agroalimentari che con il pretesto di “sfamare tutti” intendono arricchire pochi con piantagioni e allevamenti intensivi che uccidono il mondo e coloro che vorrebbero sfamare.

In tv servizi giornalistici cesellati ad hoc e nelle agenzie copia-incolla solo della diatriba celibato laico.
Chiaro esempio di manipolazione delle notizie?
Applicazione della semplice regola della comunicazione di distrarre dal vero problema parlando d’altro?
Oppure manifesta ignoranza della categoria a cui appartengo che prende capre per cavoli?

L‘Amazzonia dal 6 al 27 ottobre secondo le intenzioni vaticane doveva essere al centro del mondo. Il Sinodo Speciale nasce proprio per questo.
Come grande progetto non solo ecclesiale ma anche civile ed ecologico per accendere i riflettori su questo territorio, polmone del mondo esteso tra nove paesi, abitato da 34 milioni di persone dei quali oltre 3 milioni di indigeni che appartengono a più di 390 gruppi etnici, alcuni dei quali anche poco conosciuti e mai entrati in contatto con l’uomo moderno.

Il tema era: Amazzonia: nuovi cammini per la Chiesa e per una ecologia integrale”.
E nei documenti preparatori al Sinodo del giugno 2019 si legge chiaramente:
“Cammini di evangelizzazione pensati per questi popoli che vivono nella foresta amazzonica e in cui predomina la cultura dello scarto e l’ingerenza di chi in nome della mentalità estrattiva non difende la vita e gli esseri umani.”

Papa Francesco del resto con la sua enciclica Laudato Sì aveva già fatto capire di che pasta era fatto. Continuiamo a leggere il documento preparatorio:
“Le riflessioni del Sinodo superano il ristretto ambito ecclesiale amazzonico, protendendosi verso la Chiesa universale e anche verso il futuro di tutto il pianeta. Partiamo da un territorio specifico, per gettare a partire da esso un ponte verso altri biomi essenziali del mondo: il bacino del Congo, il corridoio biologico mesoamericano, i boschi tropicali del Pacifico asiatico, il bacino acquifero Guaranì, fra gli altri.”

La lobby agisce forte, al fine di “fermare” anche una figura come il Santo Padre?
Lo fa prendendo il controllo totale dell’informazione e dare risalto alla ragazzina con le trecce e nascondere in qualche trafiletto il Papa?
Lo fa concentrandosi sul più o meno interessante tema del celibato dei preti amazzonici per distrarre dal tema vero, ovvero l’assassinio delle foreste pluviali del mondo in favore di pochi noti speculatori, oggi soprattutto della filiera alimentare?


Noto e pubblicato ad esempio il rapporto Fao del 2013 che certifica come il bestiame sia responsabile del 14.5% delle emissioni di gas serra. Soprattutto dei pericolosissimi metano e protossido di azoto che fanno molto più danni delle plastiche e del traffico che causano l’ira della ragazzina da Nobel.
Poi quando si parla di allevamento di bestiame intensivo bisogna mettere in conto anche il trasporto e la distribuzione che quella carne fa per arrivare a casa nostra. Poi c’è il foraggio, i cereali, i semi e i legumi che sono i loro mangimi. Infine la soia, paradossalmente raccontata come ottimo cibo per le diete vegetariane e invece principale killer della foresta quale cibo da bestiame.
Ignorare il collegamento fra allevamenti intensivi dell’industria alimentare della carne e deforestazione selvaggia è un atto di censura.

Nel mondo dell’informazione i droni spia sono stati capaci di fotografare la situazione dell’Amazzonia. Peggiore di quella raccontata, ovviamente.
Ogni ora sparisce l’equivalente di 60 campi da calcio. E questo da molto prima che si insediasse il Presidente Bolsonaro.

Poi c’è l’assassinio anche delle foreste pluviali in Indonesia dove interi popoli sono stati massacrati e tanti bambini muoiono ogni giorno nell’indifferenza per le malattie respiratorie causate dal fumo venefico delle foreste che bruciano.
Le guerre “provocate” in Congo, tantissime che in venti anni hanno provocato qualcosa come quattro milioni di morti. Fra le causa della deforestazione le piantagioni di palme da olio. Per crearle si appiccano roghi per bruciare nel tempo più veloce possibile decine e decine di ettari di foresta. Un crimine in dimensioni molto maggiori di quelle dell’Amazzonia.

Ma tutto tace e nessuna adolescente s’indigna. Nemmeno davanti al grido del Papa.

 

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