Utopia della funzione politica

Più conosci la politica di oggi e più ti allontani. E non parlo di lotte tra destra e sinistra, ci son sempre state, specialmente nell’Italia dei volta gabbana. I “nuovi” arrivati, quelli della politica fresca, pulita, del “non attaccamento alle poltrone”, del “io mi metto al servizio e basta”, hanno fatto di tutto per far perdere alla “politica” il suo reale significato.

Premetto che ho sempre pensato che governare e amministrare la cosa pubblica non sia cosa facile e che, per questo, l’azione richieda preparazione. Molta preparazione. Esperienze di anni, classica gavetta, studio e soprattutto una parola dimenticata: coerenza.

Ai politici di oggi sfugge che ai cittadini è permesso cambiare opinione politica ma chi fa politica non può se non per ragioni precise e dandone spiegazioni ai propri elettori.
Girando l’Italia ho ascoltato politici piccoli (spesso anche di età) che si credevano giganti, ho assistito a riunioni dove le banalità da terza elementare venivano vendute per verità assolute (perché chi ne parlava evidentemente le aveva scoperte qualche ora prima). Ero già molto amareggiata ma al peggio non c’è mai fine…
L’ultimo episodio di cui sono venuta a conoscenza mi ha talmente schifato da spingermi ancora più profondamente verso le mie idee politiche volte al rigore. E per rigore non intendo certo l’accanimento verso il cittadino trattato da suddito, con tanti doveri ma pochissimi diritti, come avviene sempre più spesso oggi.
La lista è lunga e ci vorrebbe un libro per sviscerare la materia ( o forse sarebbe meglio dire eviscerare in quanto verrebbero fuori cose terribilmente putride).

L’accanimento

Dai commercianti super controllati, che devono anche dichiarare quando vanno in vacanza altrimenti devono pagare una sanzione, a chi si erge a salvatore della patria dicendo  “abbiamo abbassato le tasse”,  i politici sembrano essere sempre più staccati dalla realtà.
Pare che continuino a pensare che tutti siano lavoratori dipendenti e a credere che commercianti e partite iva siano gli “evasori” che affossano il paese…

Le caste

Siamo un popolo frazionato, diverso anche culturalmente ma non da nord a sud come si pensa ma dal basso verso l’alto e viceversa. Stiamo entrando nell’era delle “caste” e in pochi se ne sono accorti. 
E allora bisogna a tornare a far studiare la storia, a far fare un esame di storia vero e approfondito dai Greci ai nostri giorni come minimo, per chiunque aspiri ad occuparsi di politica. Studiando ne avrebbe giovamento anche il loro italiano che, tra doppie sbagliate, verbi alla riscossa e inglesismi, ha perso tutta la sua musicalità.

Proibire ai politici di far politica sui social

E infine, ma non ultimo, forse sarebbe il caso di proibire per legge di far politica attraverso i social. Proibirei di andare in tv in programmi “non strettamente giornalistici” (quindi non di gossip) a parlare dei problemi seri del paese. Stiamo banalizzando tutto e aumentiamo l’incapacità di approfondire. Forse la politica, se smettesse di essere un poltronificio potrebbe anche diventare uno strumento educativo. Il faro a cui ispirarsi per sopravvivere nel mare della mediocrità.

Qualcuno dirà che “son troppo semplice” nelle mie esternazioni ma io voglio essere semplice perché vorrei arrivare a tutti, vorrei poter discutere senza paroloni e senza dover, per forza, parlare di comunisti, fascisti, sardine e stelline varie. Pane e vino, arte e politica, anima e uomo, terra e potere, quello dentro ogni uomo di sani principi, quello che capisce che il passaggio su questa terra è poca cosa a livello temporale ma tantissima a livello di esperienza.

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