Vallombrosa un anno dopo

20150630_134755E’ passato poco più di un anno da quando la splendida foresta di Vallombrosa che circonda l’abbazia dell’anno 1000 dove si esiliò in eremitaggio San Giovanni Gualberto fu sconvolta da una bufera di vento senza precedenti.
Nell’arco di poche ore, con raffiche di vento oltre 100 km. con punte di 160 km. all’ora sono stati abbattuti circa 20 mila alberi.

Il paesaggio nella ex stazione climatica della Bella Epoque dove salì subito dopo la catastrofe e dove sono tornata anche pochi giorni fa, è stravolto sia risalendo da Saltino che da Tosi, da Reggello o dalla Consuma, per non parlare poi della salita da Vallombrosa al Monte Secchieta dove in alcuni casi lo squarcio fra la foresta e nel cuore è indicibile.

Luca Torrini, responsabile dell’ufficio territoriale per le biodiversità del Corpo Forestale dello Stato, ci parlò all’indomani dell’accaduto di 55 ettari di abetaia atterrati e 600 ettari danneggiati. Di fatto sono spariti qualcosa come 100 campi di calcio tutti insieme!

Eravamo in fase post emergenziale dove serviva mettere in sicurezza strade pubbliche e forestali. I sentieri poi, di fatto furono dichiarati inagibili fino al 2016 e solo l’assessore di Reggello non lo sapeva…

E oggi, che siamo nel 2016 e che dall’evento è passato un anno siamo tornati ad interrogare Torrini sullo stato delle cose.

Il lavoro emergenziale di fatto è terminato. L’impegno principale oggi è lo smaltimento del legname e dopo il primo lotto (zona Saltino) con 3,5 ettari già smaltiti si partirà, ai primi di aprile, con altri due lotti dove in ballo c’è qualcosa come 30.000 metri cubi di legname.

Ma la foresta come se la passa? Come un malato in fase di convalescenza. Torrini ribadisce che il futuro di Vallombrosa, palestra della biodiversità, è al centro di studi anche dell’Università per il suolo.

L’impegno preso è di lasciare che la foresta faccia il suo corso e si “autocuri”. Quanto ai tempi, quelli delle foreste sono di almeno cento anni.
Nell’attesa è bene però dire forte e chiaro che niente sarà più come prima!
Non ripiantare l’abetaia – e non è un caso che il versante più danneggiato sia stato proprio quello che i monaci tenevano a seminativo – vuol dire prendere atto che l’uomo con la sua “conoscenza” è capace solo di fare grandi danni.

Danni che non si possono medicare ma non risarcire.
La foresta oggi è fragile ci tiene a sottolineare Torrini. Il danno è fatto e oggi, anche se i sentieri sono di tutti percorribili e in sicurezza non sono mai e non saranno mai più quelli di prima.

Basta un po’ di vento e la logica dice di sconsigliare a chiunque di frequentare la foresta, sopratutto fuori dai sentieri dove comunque il rischio di incontrare un albero improvvisamente caduto c’è sempre.
La foresta c’è, ma ferita e indebolita. la speranza è che i nostri nipoti possano nuovamente godere della Vallombrosa che era.

 

[author] [author_image timthumb=’on’]http://www.firenzewow.it/wp-content/uploads/2016/08/Nadia.jpg[/author_image] [author_info]Nadia Fondelli[/author_info] [/author]

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