Varlungo: prima o poi i buoi scappavano dalla stalla!

Spaccio, degrado, occupazioni, clandestini, sporco e un edificio pericolante. Serviva una violenza sessuale per scoprire la drammatica situazione dell’ex deposito del tramvai di Varlungo?

20141224_091325Siamo alla periferia sud di Firenze, lungo l’Arno. Là dove dopo l’Obihall la strada prosegue con un bel percorso conosciuto da ciclisti e runner. Uno spazio dove la città quasi svanisce con i suoi rumori lasciati lontano, le sue rive, il suo verde, gli aironi che planano sull’Arno.
Sembrerebbe quasi tutto molto bucolico se l’abbandono dell’ex deposito del tramvai non gridasse vendetta.
Lo grida per come calpesta un monumento di archeologia industriale che in qualsiasi altra parte del mondo sarebbe già protetto, e perché lo stesso oggi, così com’è si è trasformato 20180627_155201in una “bomba ad orologeria”.

Lì dentro, e con i nostri video della primavera e di inizio estate lo abbiamo più volte fatto vedere, da tempo vivono di espedienti tanti clandestini in una situazione di totale degrado fra sporcizia e un tetto pericolante sulla testa.

Una storia lunga e triste quella dell’edificio in mattoni rossi costruito nel 1890 dalla ditta belga che gestiva il trasporto fiorentino. Qui andavano a dormire i cavalli e poi arrivò l’elettrificazione.
Insomma la storia di Firenze fra Ottocento e Novecento è passata da qui come testimoniano anche gli elementi di ghisa che pericolanti ancora spuntano fra i mattoni.
L’edificio nel 1935 è diventato proprietà del comune di Firenze ed è stato nel corso degli anni deposito Ataf, carrozzeria e poi l’abbandono.

20180627_155233Tante idee, tanta voglia di recuperarlo ma poi il comune ha pensato che metterlo in vendita era la cosa migliore da fare anche se nel frattempo si era ridotto in un rudere pericolante e pericoloso.
Firenze ha deciso così di disfarsi di un monumento storico dopo essere stata incapace di mantenerlo e manutentarlo e nei giorni di Natale del 2014 lo ha messo all’asta.
E’ andato all’incanto il 17 febbraio 2015 al valore base di 2.650.000 Euro. Offerte in busta chiusa al rialzo valida anche in presenza di una sola offerta in regola.
Andiamo avanti nel nostro percorso di rigenerazione urbana – ha detto l’assessore alle Politiche del territorio e Patrimonio Elisabetta Meuccicon l’obiettivo di rivitalizzare gli spazi non utilizzati e allo stesso tempo di sostenere gli investimenti in opere pubbliche. Agli investitori garantiamo certezza giuridica con un piano strutturale e un regolamento edilizio già approvati e un regolamento urbanistico che sarà approvato nei prossimi mesi“.
E l’asta è andata deserta….
Beh al di là delle parole tante al limite delle troppe viene da chiedersi: perché proporre l’asta sotto Natale quando tutti sono distratti e poi perché così tanti soldi per un rudere? Forse non si voleva vendere?
I dubbi rimangono e i rumors si facevano sempre più forti sull’interesse della comunità islamica all’immobile.
Ad aprile sempre del 2015 parte una nuova asta pubblica ma questa volta senza valore di base ma ad offerta libera con scadenza giugno.
Questo immobile ha suscitato un grande interesse – dice l’Assessore Meucci – e sono già tanti i soggetti che hanno richiesto informazioni. Dopo aver messo in sicurezza il bene e dopo l’asta andata deserta a febbraio scorso stiamo procedendo con l’altra modalità prevista dal nostro regolamento contrattuale che è quella dell’avviso senza base d’asta a offerta libera, che sarà poi sottoposta ad una valutazione di congruità da parte degli uffici competenti. Agli investitori garantiamo certezza giuridica con un piano strutturale, un regolamento edilizio e un regolamento urbanistico già approvati. Mi auguro che questa volta la vendita dell’immobile vada a buon fine”.
In pieno periodo ferragostiano le risultanze dell’asta.
La comunità musulmana in busta ha messo “solo” 500 mila euro. Una cifra di gran lunga inferiore ai 1.812.000 euro offerti dalla società Bi Auto, ma anche inferiore ai 700 mila euro dell’azienda vinicola Bibi Graetz Srl. All’asta ha preso parte anche
una quarta società, Trust-Le Nouvelle Tramways Florentins che ha offerto invece la cifra più bassa, 150mila euro.

Ma come mai da settembre 2015 e un investimento previsto di quasi 2 milioni di euro il complesso, a oltre tre anni di distanza versa ancora in situazioni di abbandono ed è preda della criminalità? Forse mancava la congruità dell’offerta? Cosa sta facendo la nuova proprietà?

Abbiamo voluto saperne di più e in tempi non sospetti, ma quando già i residenti ci avevavo segnalato la situazione, siamo andati a capirne di più parlando direttamente con l’assegnatario.
La situazione che ci è stata presentata è stata molto diversa dalle promesse fatte dall’Assessore Meucci.
Sull‘immobile il comune di Firenze garantiva, ed è vergato nero su bianco – non esistessero vincoli di nessun tipo, ma la realtà è stata diversa!

Vincoli ce ne sono eccome. Paesaggistici, storici, ambientali etc… tant’è che la proprietà ha glissato molto, ma ci ha fatto capire che la pratica era in mano ai legali da una parte e agli architetti da un’altra dato che ben tre ad oggi i progetti bocciati dal comune!

Abbiamo fatto presente in quel nostro incontro di primavera che lo stabile era occupato e che persone vivevano dentro e la proprietà ha detto che ne era a conoscenza, che aveva più volte cambiato il lucchetto d’accesso ma che poi la rete era stata sfondata e lo stabile di nuovo occupato e le forze dell’ordine che dicevano che tutto era inutile.
Abbiamo fatto presente che la situazione era pericolosa dato che l’edificio così com’è può crollare da un momento all’altro e che almeno andrebbe pulito.
La promessa fu che sarebbe stato fatto entro l’estate….

E poi ancora rumors. Su tutti quello che sia stato qualcuno del comune a suggerire di mettere in busta chiusa un’offerta sostanziosa per evitare che la comunità musulmana avesse la meglio; che il marchio automobilistico si sia ritirato per le lungaggini e che ci sia un’altra concessionaria pronta a subentrare.

Fatto sta che nonostante le belle promesse l’ex deposito del tramvai per Firenze rimane un problema e ora più che mai dopo i fatti di cronaca.

Ma a noi rimangono ancora tante domande senza risposta. Due su tutte.
Come può una società così importante “credere” a un foglio del comune che garantisce che non esistono vincoli? Perché non fare accertamenti e verifiche n merito sapendo bene che trattasi di edificio storico?
Come mai il comune non ha mai provveduto ad emettere un’ordinanza per obbligare il vincitore dell’asta a mettere in sicurezza l’edifico nonostante le tante segnalazioni?

Come sempre, da italica abitudine, si fa scappare i buoi prima di pensare a chiudere la stalla…. a meno che nonm ci siano dietro strani maneggi… noi qualche dubbio lo abbiamo…

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